Lunedì, 24 Settembre 2018

Rimpasto, Crocetta tiene per sé l’economia

Il presidente annuncia: «Al governo almeno 6 donne». Bonafede e Stancheris verso la conferma. Forse i capigruppo nel governo
Sicilia, Politica

PALERMO. Rosario Crocetta terrà anche la delega di assessore all’Economia fino a quando non si troverà col Pd l’intesa per un nome condiviso e in grado di garantire anche un filo diretto con il governo nazionale. L’addio di Luca Bianchi alla giunta fa temere infatti che si rompa il canale di dialogo aperto con Roma, necessario proprio nel momento in cui la Regione sta per portare all’Ars la Finanziaria bis e la legge sui crediti alle imprese.
Le dimissioni di Bianchi non rientreranno, tanto più che ieri si è appreso che per l’ormai ex assessore all’Economia si aprono le porte del ministero dell’Agricoltura dove andrà a dirigere il dipartimento che si occupa di politiche competitive, qualità agroalimentare e pesca. Bianchi non ha mai nascosto la vicinanza al Pd, area Bersani, e infatti all’Agricoltura è stato chiamato dal ministro Maurizio Martina che appartiene alla stessa corrente. Ieri Crocetta è stato a Roma, dove ha partecipato all’incontro fra Renzi e tutti i presidenti di Regione. A margine ha avuto un incontro con il sottosegretario Graziano Delrio e poi con Davide Faraone, braccio destro del premier nella segreteria nazionale Pd. «Col Pd - ha detto Crocetta - parliamo ormai lo stesso linguaggio. Anche a Roma c’è condivisione sul modo con cui sto affrontando la crisi». Comincia così a prendere forma il Crocetta-bis: il presidente attende dal Pd tre nomi per sostituire Bianchi, Mariella Lo Bello (Territorio) e Nino Bartolotta (Infrastrutture) e probabilmente sulle indicazioni del partito non muoverà obiezioni. Da mercoledì sera Crocetta ha fatto cadere un paletto, quello sui politici in giunta anche se continua a chiedere ai partiti di non indicare deputati. E Crocetta ieri ha detto di non essere a conoscenza di un’altra proposta che i partiti potrebbero avanzare, quella di indicare gli attuali capigruppo all’Ars: Baldo Gucciardi (Pd), Luca Sammartino (Articolo 4), Lillo Firetto (Udc) e Giuseppe Picciolo (Drs).
Ma sono tutte ipotesi che i partiti svilupperanno la prossima settimana. Per ora Crocetta si limita ad aggiungere che «bisognerà rispettare il principio che almeno la metà degli assessori sia donna. Dunque mi aspetto dai partiti indicazioni di parecchie donne». Il Pd cambierà tre dei quattro assessori (tranne Nelli Scilabra), l’Udc lotta per difendere i tre attuali assessorati e per cambiare almeno 2 nomi: Patrizia Valenti (oggi al Personale) e Ester Bonafede (Lavoro). Ma negli ultimi giorni le quotazioni della Bonafede sono in fortissima ascesa grazie soprattutto al pressing del segretario nazionale Udc Lorenzo Cesa, che l’assessore ha sostenuto al congresso contribuendo alla vittoria su Gianpiero D’Alia.
Crocetta continua a garantire che «Articolo 4 e Drs avranno una rappresentanza. E questo è uno dei nodi da sciogliere». Quale partito cederà postazioni, e quante, e chi uscirà? Non è scontato che sia l’Udc a perdere posti, anche perchè in uscita ci sono di certo Maria Rita Sgarlata (Beni culturali) e soprattutto Niccolò Marino. Crocetta con i fedelissimi non fa mistero di essere deluso dall’assessore ai Rifiuti, che in privato lo tranquillizza sul rispetto della linea di governo e nelle dichiarazioni pubbliche va contro l’indirizzo della giunta. In questo senso le denunce in commissione Antimafia di imprenditori vicini a Confindustria non hanno aiutato il dialogo fra assessore e presidente. Marino rischia perfino di perdere il treno per il Senato, a cui può agganciarsi in caso di elezione di Lumia a Bruxelles.
Confermate Lucia Borsellino alla Sanità e Linda Vancheri alle Attività Produttive, Crocetta ieri ha trovato il modo per blindare Michela Stancheris (oggi al Turismo). In un incontro coi i vertici del Megafono - presente anche Antonio Ingroia - ha proposto al suo movimento di intestarsi l’indicazione della giovane bergamasca.
Trovati gli equilibri numerici, il presidente ha garantito ai partiti un rimescolamento delle attuali deleghe.

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