Lunedì, 19 Novembre 2018

Ucraina, borse a picco: i venti di guerra spaventano i mercati

Sicilia, Mondo

MILANO. Le tensioni tra Russia e Ucraina e i timori di un'escalation della crisi scuotono i mercati finanziari. Le borse, arrivate la scorsa settimana ai massimi degli ultimi anni, vanno a picco mentre gli investitori cercano porti sicuri e si rifugiano nell'oro, nello yen e nel franco svizzero. Salgono anche le quotazioni del greggio e del grano visto che l'Ucraina è considerata il granaio d'Europa.
Di certo l'occupazione russa della Crimea e le minacce Usa di sanzioni contro Mosca sono accolte male fin dalla riapertura dei mercati. Soffre, ma tutto sommato contiene i danni, Tokyo dove lo yen si apprezza rispetto al dollaro mentre, seguendo i fusi orari, quando tocca alla borsa moscovita, è crollo. Il risultato finale a Mosca sarà di una caduta del 10,8% con il rublo ai minimi storici malgrado l'intervento della banca centrale russa per rialzare i tassi. In difficoltà anche le valute delle regioni vicine, lo zloty polacco, il fiorino ungherese e la lira turca. Si rafforza invece il franco svizzero, ai massimi da novembre 2011 rispetto al dollaro e da oltre un anno sull'euro.
Le borse europee intanto cadono come tessere di un domino con Francoforte (-3,44%) e Milano (-3,34%) a guidare i cali mentre Wall Street non riesce a fare da argine contro le perdite, malgrado i dati migliori delle attese arrivati dall'indice Ism manifatturiero e dalla spesa per consumi personali.
Le vendite colpiscono in prima battuta banche e aziende presenti nell'area della crisi, come Carslberg (-5%), prima birra in Ucraina, con i gruppi tedeschi e gli italiani Unicredit (-6%) e Buzzi Unicem (-8%) tra i più penalizzati. Ma i venti di guerra offrono anche agli investitori l'occasione per prendere profitto dei recenti guadagni e i ribassi, alla fine, sono trasversali a tutti i listini e ai settori. Si salvano forse i petroliferi grazie al rialzo del greggio. Il Brent si è infatti apprezzato a quota 112,40 dollari al barile, tra i beni rifugio, l'oro si è riportato ai massimi di fine ottobre (a 1.355 dollari l'oncia).
Schizzano infine i prezzi del grano sui timori che un'eventuale scontro militare possa avere un impatto sula produzione dell'Ucraina.

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