Mercoledì, 26 Settembre 2018

Ars, troppi nuovi contratti nei gruppi Non bastano i soldi per i collaboratori

La Sicilia, nel tagliare, ha salvato i posti esistenti al 31 dicembre 2013. E così è stata corsa alle assunzioni
Sicilia, Politica

PALERMO. I dipendenti sono aumentati a dismisura, le risorse sono state ridotte drasticamente. Così il Parlamento siciliano rischia un corto circuito senza precedenti. La corsa ai nuovi contratti dei Gruppi dell’Assemblea regionale, andata in scena alla fine del 2013 prima che entrasse in vigore il blocco a nuove assunzioni, si sta abbattendo ora sul bilancio dell'Ars: la spesa accertata sarebbe di oltre un milione e il funzionamento degli uffici avrebbe accusato le prime conseguenze.
Il Pd, ad esempio, avrebbe persino problemi con il collegamento internet nonostante non abbia stipulato alcun nuovo contratto. Il problema, infatti è legato alle nuove modalità di pagamento dei dipendenti: prima era compito dei Gruppi, ora tocca direttamente all'Ars che però ha molte meno risorse a disposizione.
L’emergenza ha origine alla fine del 2013 con il recepimento in Sicilia del decreto Monti che ha tagliato i costi della politica in tutte le regioni. In Sicilia la nuova legge ha salvato i contratti esistenti al 31 dicembre: da qui la corsa sfrenata per regolarizzare i collaboratori. A lievitare sono stati sia i portaborse dei deputati sia i collaboratori esterni ai Gruppi. I primi a rendere pubbliche le carte sono stati i deputati del Movimento 5 stelle: per i 12 dipendenti del Gruppo, l’Ars spenderà altri 33.500 euro al mese per un totale di oltre 400 mila euro l’anno. Anche altri partiti hanno assunto collaboratori. «Ma il problema è stato creato dai contratti stipulati dai Cinque stelle», afferma il deputato questore Paolo Ruggirello. Perché se fino al 2013 era previsto un contributo da 2.400 euro per ogni deputato presente nel Gruppo, oggi i partiti hanno a disposizione circa 5 mila euro l’anno a deputato. E i soldi non bastano più.
Ma il Movimento 5 stelle non ci sta. «Lo scorso anno abbiamo restituito 600 mila euro – afferma il deputato Matteo Mangiacavallo -. Ci era stato assicurato che per questi contratti non ci sarebbe stato alcun problema. O gli uffici sono stati negligenti, o dietro c'era un disegno ben preciso per colpirci al cuore. E il nostro rapporto deputati/collaboratori, pari al 2,36, è il più basso dei tutta l'assemblea, mentre il Pid arriva al 5,25».
Il Consiglio di presidenza affronterà la questione mercoledì prossimo. «Potremmo tagliare ancora la spesa – dice il deputato questore Nino Oddo – o attingere subito al fondo di riserva creato».
Intanto, mentre prosegue in Procura il via vai dei deputati coinvolti nell’inchiesta sulle spese dei Gruppi, in Gazzetta ufficiale sono state pubblicate le modifiche al regolamento dell’Ars che impongono maggiore trasparenza sulla gestione dei fondi pubblici. Ogni Gruppo dovrà regolare, rendicontare e rendere pubbliche tutte le spese, che ogni anno saranno trasmesse alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti.

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