Sabato, 22 Settembre 2018

Il festival parte con una protesta, poi vincono le star

Tensioni all’inizio per la presenza di due lavoratori che minacciano di buttarsi dagli spalti. Brillano Casta e Carrà. Ligabue canta De Andrè. Standing ovation per Cat Stevens

SANREMO. “Come inizio non c’è male!”, apostrofa Fazio entrando in ritardo sul palco a causa del sipario bloccato. Improvvisa, ma scivola con nonchalance aprendo egregiamente la 64esima edizione del Festival della Canzone italiana. Un segnale premonitore? Sì, ma solo per qualche minuto. “La bellezza è pane quotidiano, va difesa, va tutelata…”. Un suo monologo sulla bellezza del nostro paese e di come essa andrebbe tutelata accompagna i primi minuti di riflettori accesi, interrotto da due lavoratori di una fabbrica di Pompei, Napoli e Caserta che minacciano di buttarsi dagli spalti dell’Ariston pur di ritrovare la loro dignità. Voci di protesta dell’altra parte dell’Italia, quella che fa fatica ad arrivare a fine mese. “Un dejavu”, dice Fazio. Sembrerebbe di sì. Ma Sanremo è Sanremo, si sa. La storia si ripete ed è sicuramente una spugna culturale che assorbe canzoni e non solo. Rientra la calma e tutto riparte da dove si era arrestato. “La bellezza va sentita, ci sono cose che solo l’arte riesce ad esprimere”. La parola arriva alla musica. Entra Ligabue, per la sua prima volta a Sanremo, che omaggia in maniera emozionante Fabrizio De Andrè che avrebbe compiuto 74 anni (era nato il 18 febbraio 1940) con “Creuza de Mà” in versione acustica, accompagnato dal maestro Mauro Pagani con il suo bouzouki, coautore della canzone a trent’anni dalla sua composizione. È poi il momento della Casta che mantiene le promesse della conferenza. “Un momento di grande impegno”, aveva detto. “Irripetibile”, chiosava Fazio. Un dialogo vocale tra i due, tra un francese incerto e un italiano impreciso, interrotto da una esilarante Littizzetto. Intervento che chiude con un omaggio a Monica Vitti e Alberto Sordi con “Ma ‘ndo vai se la banana non ce l’hai?“, famosa canzone del 1973 del film “Polvere di stelle”. In scena anche Paolo Jannacci alla fisarmonica e un Fazio che, tra una nota e un’altra, ricorda il padre indossando l’impermeabile del grande cantautore milanese da poco scomparso. Arriva poi la Raffa nazionale dalla irresistibile vitalità, che fa gli auguri alla Rai e rivolge un pensiero ai due marò, e che fa ballare pure la Littizzetto. Ma il climax della serata è raggiunto quando arriva sul palco il cantautore britannico Yusuf Cat Stevens, dalla esecuzione egregia. Standing ovation per Father & Son, ma applausi calorosi anche per Peace Train e Maybe there’s world, con frame di All you need is love. “Perché sono tornato a cantare? Colpa di mio figlio che mi ha riportato una chitarra e ho ricominciato a suonare”.

CANZONI che continuano la gara. Arisa passa con Controvento, Frankie H NRG con Pedala, Antonella Ruggiero con Da Lontano, Raphael Gualazzi e The Bloody Beetroots con Liberi o no, Cristiano De Andrè con Il cielo è vuoto, Perturbazione con L’Unica, Giusy Ferreri con Ti porto a cena con me.
E GRILLO? Il suo clamore resta fuori, dove improvvisa un comizio sul red carpet e accusa la Rai di essere la principale “responsabile del disastro del Paese". Clamore, denuncia e attacchi a i conduttori, a Renzi, alla Boldrini. "Leone dirà che Sanremo è andato bene ma è una menzogna. Voglio far capire alla gente che questa non è più la Rai di mio padre..". sui cachet, da lui tanto criticati chiude,  "Si', negli anni 80 anch'io prendevo quei cachet, è vero, e allora?". Il suo comizio finisce quando si alza il sipario. E diventa spettatore dello show. Silente.

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