Mercoledì, 21 Novembre 2018

I giochetti della politica e le imprese che chiudono

«È evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o di destra». Era ancora il 1994 e Giorgio Gaber si sforzava, con la sua briosa arguzia, di spiegare alla classe politica italiana quanto fosse anacronistico intrattenersi ancora a discettare di «destra» piuttosto che di «sinistra». Sono passati vent’anni per nulla, se oggi l’onorevole Alfano ha sentito la necessità di puntualizzare che «se la composizione della coalizione si sposterà a sinistra noi diremo di no», senza poi trascurare una precisazione: «I nostri programmi sono di centrodestra».
E così, per dirla con Gaber, vent'anni dopo torniamo ad interrogarci se il bagno sia di destra e la doccia di sinistra o se il culatello caratterizzi la destra, in contrapposizione alla più popolare mortadella che si conquista il titolo di insaccato di sinistra; circostanza quest'ultima legittimata persino attraverso l'autorevole esposizione in un ramo del Parlamento, complice la manina impertinente di un deputato siciliano!
C'è da sperare che dietro certo manovre di posizionamento si celi, più modestamente, un espediente tattico per trattare magari un incarico ministeriale in più, e non piuttosto la sterile contrapposizione tra anacronistiche battaglie ideologiche, cui forse non credono più neanche gli interessati.
Lascia perplessi vedere che persino le ultime generazioni della politica non colgano la crescente insofferenza degli italiani, che vorrebbero potere scegliere un uomo o una donna a rappresentarli nelle istituzioni sulla base di un progetto, di un'idea. Sarà mai possibile per noi italiani ricordare un uomo politico per la sua battaglia, ad esempio, per modernizzare la scuola o tagliare le unghia alle burocrazie, piuttosto che per una patente di posizionamento nella carta geografica della impoverita politica italiana? E non si venga a dire che certi risultati elettorali sono il frutto dell'antipolitica, un fenomeno che le forze politiche tradizionali combattono in tutti i modi, senza mai interrogarsi sui perché. Eppure i segnali sono chiarissimi.
In sei anni di crisi hanno chiuso i battenti 134 mila imprese; i consumi hanno subito un ulteriore crollo fino ad intaccare persino gli acquisti alimentari. Intanto, distratti dal «flipper» della politica, gli italiani non si sono forse accorti che dal 1° febbraio le banche sono obbligate ad una ritenuta del 20% su tutti i bonifici in arrivo dall'estero a favore di persone fisiche; le ritenute saranno automatiche e spetterà poi al contribuente dimostrare che le somme non hanno natura di compenso «reddituale». Sembra una decisione illiberale, ma chissà, viene da chiedersi, se è stata una scelta di destra o di sinistra.

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