Domenica, 23 Settembre 2018

Regione, è scontro tra Crocetta e Udc Province, spunta l’ipotesi referendum

La proposta del presidente di non candidare assessori alle europee fa infuriare i centristi. Roma striglia sui debiti con le imprese. Oggi vertice tra Faraone e D’Alia per ricomporre la frattura nella maggioranza di governo
Sicilia, Politica

PALERMO. La riforma delle Province andrà subito in Aula nonostante il clima politico di scontro nella maggioranza e le tensioni coi sindacati, che chiedono garanzie sugli stipendi ai lavoratori. Per il governo regionale, insomma, è iniziato un mese infuocato.
La crisi politica
Il presidente della Regione, Rosario Crocetta ha detto esplicitamente che l’eventuale candidatura di assessori sarebbe un problema per il governo. L’Udc potrebbe lanciare la corsa di Carmelo Carrara, marito dell’assessore Ester Bonafede, di Dario Cartabellotta o Patrizia Valenti, e ieri il segretario regionale dell’Udc, Giovanni Pistorio, ha rivendicato la libertà di scelta: «La richiesta di non candidatura degli assessori è irrituale e irricevibile». Intanto, oggi il leader dei renziani in Sicilia, Davide Faraone, incontrerà a Roma il ministro Gianpiero D’Alia per risolvere la crisi dopo la svolta a destra del leader dei centristi, Pier Ferdinando Casini. Ecco perché quasi certamente slitterà anche il vertice di maggioranza che era stato annunciato da Crocetta.
Province, corsa contro il tempo
Il 15 febbraio scadono gli attuali commissari e la Regione, in attesa di una nuova legge, dovrà indire i comizi per le elezioni provinciali. Ma ieri l’Ars ha incardinato i disegni di legge che istituiscono i liberi consorzi e le tre città metropolitane e ha previsto in una norma a parte la nomina di nuovi commissari. la discussione è stata rinviata a martedì dopo le proteste dell'opposizione. Nelle ultime ore, spiega l’assessore Patrizia Valenti, viste le funzioni rafforzate dei nuovi organismi, è emersa la possibilità di prevedere elezioni dirette piuttosto che di secondo livello: l’Aula potrebbe scegliere di indire un referendum popolare per decidere. Anche il Movimento cinque stelle dovrebbe lanciare un referendum on line per chiedere agli elettori se votare o no la riforma.
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