Domenica, 18 Novembre 2018

Seretti: «Fuori dalla crisi a passi lenti Il rilancio della Sicilia parte dal turismo»

Il direttore generale di Banca Nuova: «Resta preoccupante la situazione del mercato del lavoro. L’export è aumentato dell’11,9%»

PALERMO. La Sicilia esce a rilento dalla crisi. L’ultimo report del Centro Studi di Banca Nuova fotografa una situazione difficile nell’isola, più che nelle altre regioni d’Italia. Qui nell’ultimo anno si sono persi 87 mila posti di lavoro e in nove mesi oltre 4 mila aziende hanno chiuso i battenti. Ma un piccolo segnale di ripresa c’è, come ci spiega Umberto Seretti, direttore generale dell’istituto di credito.



LA SICILIA E LA CRISI: QUANTO L’ISOLA STA PAGANDO IL MOMENTO DIFFICILE?


«I primi incoraggianti segnali di ripresa che si registrano a livello nazionale, non si riverberano purtroppo ancora in Sicilia dove permane una generalizzata situazione di difficoltà, tranne che in pochi e ben determinati segmenti economici del terziario, tra cui quelli del turismo nonché nell’export che, tolti gli idrocarburi, vanta buone crescite percentuali».



SUL FRONTE DELL’OCCUPAZIONE, QUALI SONO I DATI DEL VOSTRO CENTRO STUDI?


«La situazione del mercato del lavoro resta preoccupante, poiché il tasso ufficiale di disoccupazione al 19,7% a settembre 2013, sebbene in leggero recupero, è pari a circa il doppio della media nazionale che si attesta all’11%. Infatti, il calo degli occupati rispetto all’anno precedente (-6,3%) si conferma più marcato rispetto ad altre zone del nostro Paese. Ciò significa che solo negli ultimi 12 mesi 87.000 risorse hanno perso il lavoro in Sicilia. La flessione ha particolarmente interessato i settori dei servizi, il commercio, l’agricoltura e le costruzioni. Nei primi 9 mesi del 2013 il numero di imprese in Sicilia si è ridotto di oltre 4.100 unità. Ciò significa 15 imprese in meno ogni giorno».



UNO SEI SETTORI PIÙ COLPITI È QUELLO DELLE COSTRUZIONI, CHE RUOLO PUÒ GIOCARE IL SETTORE BANCARIO PER SUPERARE QUESTA FASE?


«Siamo molto vicini agli imprenditori del settore delle costruzioni e ci confrontiamo periodicamente con i responsabili di Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili, ndr) per verificare assieme l’atteggiamento più corretto da impostare ed eventuali iniziative congiunte da intraprendere. I dati forniti dal nostro Osservatorio evidenziano nel primo semestre del 2013 una forte contrazione del numero di compravendite nel comparto residenziale, anche qui con il -13,4% annuo e quindi oltre la media nazionale che è del -11,6% annuo. In Sicilia la fase ciclica negativa ancora in corso interessa anche il comparto non residenziale con un significativo -10,6% di contrazione annua del numero di compravendite e abbraccia tutte le tipologie settoriali: capannoni industriali, negozi, laboratori, alberghi ed uffici».



LE IMPRESE OGGI CHE INTERLOCUTORE TROVANO NELLE BANCHE, ANCH’ESSE ALLE PRESE CON UN MOMENTO DIFFICILE E DI FRONTE SPESSO AGLI INSOLUTI?


«Banca Nuova, da vera banca del territorio qual è, non ha mai allentato i rapporti con la clientela e continua ad erogare credito a fronte di investimenti e progetti così come è disponibile a reimpostare/ristrutturare il debito se l’azienda è affaticata sul piano di rimborso. Tenere aperto un dialogo franco e trasparente diventa indispensabile in momenti difficili come questo. Banca Nuova continua ad impiegare sui propri territori tutte le risorse che raccoglie».



UNA STRADA PER USCIRE DALLA CRISI POTREBBE ESSERE L’INTERNAZIONALIZZAZIONE, ANCHE SULLA BASE DEI DATI DELL’EXPORT CONFORTANTI. COME SI POSSONO SOSTENERE LE IMPRESE IN QUESTO PROCESSO?


«Siamo presenti con il nostro gruppo nei continenti a maggior industrializzazione con sei uffici di rappresentanza a Hong Kong, Shanghai, New Delhi, San Paolo, New York e da qualche mese anche Mosca. Attraverso le nostre strutture all’estero accompagniamo anche materialmente i nostri clienti nella ricerca di nuovi mercati da allargare. Abbiamo un ufficio estero ben strutturato ed altamente professionale. Possiamo sottolineare che nei primi nove mesi del 2013, al netto del settore petrolifero, le esportazioni siciliane sono notevolmente aumentate (+ 11,9% annuo) con risultati molto incoraggianti in importanti comparti economici regionali come la chimica (+11,2%), l’elettronica (+23,2%) e l’agricoltura (+10,4%). Occorre dunque fare sistema ed insistere sull’export che premia le aziende che investono su questo. Proprio in questi giorni il nostro Presidente Breganze assieme a diversi colleghi, imprenditori e rappresentati delle istituzioni tra cui Confindustria e il Comune di Palermo sono in missione in Marocco per esplorare concrete possibilità di lavoro e investimento».



IL TURISMO PUÒ DIVENTARE LA VERA CARTA VINCENTE DELLA SICILIA? E IN CHE MODO VA SUPPORTATO IL SETTORE?


«Il turismo rappresenta sempre la maggiore opportunità di sviluppo e crescita del benessere per questa regione. Occorre un progetto forte con un’unica regia per sfruttare l’enorme potenziale che offre la Sicilia. Paesaggio, clima, enogastronomia e patrimonio artistico culturale favoriranno il decollo dell’economia regionale. Bisogna crederci ed impegnarsi in tal senso. Tutte le forze in campo insieme per vincere la sfida. È il momento giusto considerate le turbolenze sociali che investono altre mete turistiche estere, a partire dal nord Africa».



LA POPOLAZIONE SICILIANA È SOSTANZIALMENTE STABILE, CRESCE PERÒ NETTAMENTE LA PRESENZA STRANIERA. COME INCIDE QUESTO SUL TESSUTO ECONOMICO?


«Con 5 milioni di abitanti la Sicilia registra una certa stabilità di popolazione residente. Peraltro, dato positivo, relativamente più giovane rispetto alla media nazionale (15% a fronte del 14% nazionale). Così d’impatto, considerato l’alto tasso di disoccupazione dell’Isola, sembrerebbe paradossale il forte incremento del 10% registrato nel numero di stranieri residenti in Sicilia, provenienti soprattutto da Romania, Tunisia, Marocco. Evidentemente occupano spazi e fanno lavori che noi italiani non vogliamo più. Inoltre, io leggerei il fenomeno in veste positiva. Così come accaduto in altre nazioni prima della nostra, l’immigrazione straniera nel tempo supporta e contribuisce alla crescita del Paese».
QUALI SONO LE PROSPETTIVE PER I MESI FUTURI?
«La ripresa da noi ancora non si vede, nel 2014 il Pil siciliano è previsto in crescita solo di un +0,1%. Ecco, guardiamo il bicchiere mezzo pieno. C’è finalmente un segno più, anche se ci vorrà del tempo per rivedere una crescita sostenuta. Eppure io incontro ogni giorno tanti imprenditori, giovani studenti, artigiani e commercianti che non si arrendono alla mediocrità del momento e lavorano per il futuro. Noi li supportiamo».

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