Mercoledì, 19 Dicembre 2018

Termovalorizzatori in Sicilia, spunta una tangente da 38 milioni

PALERMO. Mazzette per 38 milioni di euro  sarebbero state pagate nell'ambito dei progetti per la  costruzione di quattro termovalorizzatori in Sicilia, strutture  mai realizzate. È la convinzione degli analisti della società  di revisione Enrst & Young al termine di un audit commissionato  da Gea, il colosso tedesco quotato in Borsa che avrebbe dovuto  fornire chiavi in mano, con l'italiana Pianimpianti, tre dei  quattro maxi-inceneritori che avrebbero dovuto produrre energia  bruciando rifiuti. Nella relazione, come riporta il Sole24Ore on  line, gli esperti di Enrst & Young scrivono che sarebbero emersi  «indizi che fanno presumere che un valore pari a 38 milioni di  euro non abbia diretta correlazione con le commesse; che tale  importo sia entrato a far parte delle commesse per effetto di  sovrafatturazioni; che le transazioni per l'importo sopra citato  siano state realizzate attraverso Pianimpianti e Lurgi; che le  persone coinvolte sono state oggetto di indagini penali in  Italia e in Germania per accuse di corruzione e che hanno  fornito informazioni incomplete e contraddittorie sui fatti».    


Il giro di presunte tangenti è finito al centro di una  inchiesta della Procura di Bolzano, coordinata da Guido Rispoli.  Il pm si trovò a indagare sulla tedesca Lurgi (subholding  interamente posseduta da Gea) la cui controllata Lentjes aveva  il 20% di Pianimpianti, poi ridotto all'8,23 per cento. Il pm  scoprì che la Lurgi aveva pagato tangenti per aggiudicarsi il  termovalorizzatore di Colleferro, in provincia di Roma, e che  era invischiata in altre attività corruttive per la  realizzazione di analoghi impianti in diverse zone d'Italia. Gli  atti furono inviati a Palermo, ma l'indagine non decollò.  La gara per i termovalorizzatori fu indetta nell'agosto 2002  dall'ex governatore Totò Cuffaro, nella veste di commissario  delegato per l'emergenza rifiuti, e aggiudicata nel 2003 a  quattro società consortili: Tifeo, Platani e Pea, controllate  dal gruppo Falck-Actelios attraverso Elettroambiente, e Sicil  Power, controllata da Daneco e Waste Italia.    


Il progetto si arenò nel luglio 2007, quando la Corte di  Lussemburgo annullò i bandi per violazione delle norme europee.  Dopo due anni i bandi furono riscritti dall'Agenzia regionale  per i rifiuti e le acque (Arra), gestita da Felice Crosta, il  burocrate passato alla storia per la pensione d'oro. L'asta andò  deserta per una clausola che imponeva al vincitore l'implicito  risarcimento dell'aggiudicatario precedente. A quel punto l'ex  governatore Raffaele Lombardo, subentrato al dimissionario  Cuffaro coinvolto nell'inchiesta per mafia, abbandonò  definitivamente il progetto. 

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