Mercoledì, 14 Novembre 2018

Gli stilisti siciliani a New York «Tutti pazzi per i nostri abiti»

Il made in Italy, nell’abbigliamento, aumenta le vendite del 4%. A far parte di questa quota ci sono anche i marchi dell’Isola più visibili grazie al web e alle fiere di settore
Sicilia, Moda e Bellezza, Tempo libero

PALERMO. Uno dei pochi dati economici positivi, diffusi all’inizio di questo anno, riguarda l’aumento dell’export italiano nel settore moda. Secondo l’indice elaborato dalla Fondazione Edison, a fronte di un calo generale del manifatturiero italiano, hi-tech, alimentari, abbigliamento, meccanica e arredo casa, hanno registrato una crescita del 5,2% rispetto al 2012.
È del +4%, in particolare, l’aumento riscontrato nell’abbigliamento e a far parte di questa quota ci sono anche i marchi siciliani che hanno intrapreso percorsi di internazionalizzazione della propria rete di vendita, grazie al web e alla partecipazione a fiere di settore, anche grazie ai programmi regionali ed europei che contribuiscono alle spese. Oltre a quel gusto tradizionale siciliano che affonda le radici dello stile nel passato, a piacere all’estero è la garanzia di una produzione realmente italiana, che si è persa in alcune griffe che per risparmiare delocalizzano.
«Sono state le mie Gattoparde a conquistare i compratori stranieri – afferma Mariella Gennarino, stilista catanese di abiti da sposa e del marchio per bambini “Vico dei Fiori Chiari” che ha partecipato all’International Bridal Week di New York, con il Sicily Fashion Project dell’assessorato regionale alle Attività Produttive della Regione siciliana - . I nostri abiti in pizzo, in tulle ricamato con inserti e intarsi in fili d’oro e merletti pregiati non hanno niente a che vedere con quelli di noti marchi che producono abiti in serie, d’effetto sì, ma che non hanno il fascino dei nostri, che sembrano ereditati dalla trisavola o usciti dal prezioso baule dove si conservavano i merletti più importanti del corredo». La collezione portata a New York, ispirata al celebre film di Luchino Visconti, “Il Gattopardo”, è fatta di corpini stringati, sontuosi abiti da sposa in stile ballo di Angelica, con collier di perle e cammei rosa in pendant e preziosi diademi. Alcuni capi sono stati fotografati sotto il ponte di Brooklyn e tra i grattacieli di Manhattan.
Ancora cinema per un’altra catanese che ha superato i confini regionali, Maria Francesca Paternò de La Via della Seta. Audrey Hepburn e le pellicole anni Cinquanta e Sessanta del maestro Fellini per la collezione che ha sfilato a New York con ampie gonne in pizzo che sottolineano il punto vita e scoprono la caviglia. «Abbiamo constatato che i clienti esteri apprezzano particolarmente la qualità dei materiali impiegati e la manifattura dei capi – sottolinea la Paternò - in un mercato saturo di beni di consumo di massa realizzati nei paesi asiatici, la produzione artigianale è sempre più rara e preziosa. Operiamo anche le “customizzazioni”, cioè personalizzazioni del singolo modello che diventa un pezzo unico, cosa che in un’ottica industriale non sarebbe possibile». Tra le altre tappe estere Austin in Texas e Mosca e alcune boutique di Tokyo, Kumamoto e Yokohama in Giappone.
Fotografati tra i taxi gialli e con il più iconico dei ponti americani anche gli abiti del palermitano Ignazio Bissoli, che grazie ai piani regionali di sostegno all’export ha potuto espandere la propria vendita. «Da quando ho iniziato, negli anni Settanta - spiega -, ero già affascinato dalla moda inglese e degli Stati Uniti che ho mescolato con la creatività italiana. Quindi per me è stato quasi un ritorno alle origini. Sono apprezzate le mie sperimentazioni tecniche, linee moderne e strutturate con ricerca dei particolari e intarsi tessili». Capi realizzati con un effetto patchwork inteso sia come variante cromatica, sia come diversità dei materiali accostati, pelli e tessuti leggeri, damaschi e pellicce, strass e piume, stampe retrò o moderne. È stato invece il Pitti Uomo, il noto appuntamento moda fiorentino, galeotto tra la sartoria palermitana Crimi ed il Giappone. Oltre alle esperienze di export e gli scambi creativi con l’innesto di una designer giapponese nello staff dell’atelier di via Civiletti, hanno ricevuto l’onore di essere pubblicati una nota rivista nipponica di settore, Men’s Ex in un servizio dedicato alla moda di lusso accanto a nomi come Hermes, Louis Vuitton. «Ci sembra una cosa incredibile - ha commentato Mauro Crimi – ne siamo felici».

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