Mercoledì, 19 Settembre 2018

La Regione cancella 23 società partecipate

I lavoratori confluiranno nelle altre nove aziende che resteranno in vita. Paracadute pubblico per i 76 in organico a Sicilia e-Servizi. Cala la scure su organi direttivi, sedi, consulenze e costi di funzionamento: negli ultimi 4 anni spesi 1,1 miliardi
Sicilia, Politica

PALERMO. Si chiude l’era della Regione imprenditrice: una norma del governo regionale inserita in Finanziaria cancella 23 società di cui Palazzo d’Orleans è socio. Cala così la scure su organi societari, sedi, consulenze e costi di funzionamento. Gli enti confluiranno al dipartimento regionale del Bilancio e avranno dei liquidatori scelti tra i dirigenti interni. Il personale, circa 450 dipendenti (di cui 300 solo Italkali) in tutto, confluirà nelle nove società che invece rimarranno in vita o resterà in servizio presso l'azienda d'origine. Novità in vista anche per il personale di Sicilia e-Servizi, che si occupa della rete informatica della Regione: i 76 dipendenti assunti dal socio privato e prossimi al licenziamento, pur non avendo superato una selezione pubblica potranno transitare alla Regione.

Le società che chiuderanno
Tra le aziende totalmente in mano alla Regione addio all’ex Cinesicilia, a Sicilia e-Ricerca e a Lavoro Sicilia. Via anche le quote di Italkali, Mercati agroalimentari Sicilia e Patrimonio immobiliare Spa, di cui la Regione è socio di maggioranza. Tra le altre aziende di cui Palazzo d’Orleans ha partecipazioni minoritarie destinate a essere cedute ci sono il Consorzio di ricerca per l’Agrobio e la pesca, il Consorzio di ricerca trasporti navali e commerciali, il Distretto tecnologico, la società Stretto di Messina, quella degli Interporti siciliani, Unicredit e Mediterranea holding. Sono invece già in liquidazione (e l’iter subirà un’accelerazione) il Ciem, Info Rac, Siace Spa, Sicilia Hydro Spa (l’unica praticamente chiusa), Sicilia e-innovazione, Terme di Sciacca e Terme di Acireale, Società Mediterranea, Cape Spa e Quarit. L'iter dovrebbe scattare subito dopo il via libera alla norma e la pubblicazione in Gazzetta e dovrebbe concludersi prima dell'estate.

Il futuro del personale
Dei 450 dipendenti i circa 150 delle società che chiuderanno verranno licenziati e trasferiti in capo alle nove società che resteranno in vita e nelle quali lavora il grosso del personale. Sono Azienda siciliana trasporti, Servizi Ausiliari Sicilia, Sicilia e Servizi, Riscossione Sicilia, Irfis, Sviluppo Italia Sicilia, Siciliacque, Parco scientifico e tecnologico e Seus 118. L’emendamento dell’assessore al Bilancio, Luca Bianchi, prevede che il personale venga licenziato e riassunto perdendo «indennità, superminimi e trattamenti giuridici particolari che aveva nelle partecipate poste in liquidazione». In caso di cessione quote, dovrebbero restare al loro posto i quasi 300 dipendenti di Italkali, che si occupa di estrazione e lavorazione di salgemma.

Il risparmio sui costi
I magistrati della Corte dei Conti, guidati da Maurizio Graffeo, hanno evidenziato che, a fronte di una produttività pressoché nulla, questi carrozzoni sono costati negli ultimi quattro anni quasi 1,1 miliardi, soprattutto per pagare gli stipendi dei 7.300 dipendenti. Adesso verranno meno quasi tutti i costi, a partire da quelli per gli organi societari e consulenti.

Il caso di Sicilia e-Servizi
La società che si occupa dei sistemi informatici dell’amministrazione oggi è in liquidazione ed è guidata da Antonio Ingroia. Il governo vuole recuperarla perché ritenuta strategica. Ma ad oggi è una scatola vuota: i dipendenti sono in capo al socio privato, Sicilia Venture, formata dai colossi Accenture e Engineering che in base a vecchi accordi sono prossimi alla fuoriuscita dalla società e al licenziamento dei lavoratori. Un parere dell’Avvocatura sostiene però che i 76 dipendenti possono transitare alla Regione pur non avendo superato una selezione pubblica, consentendo così alla Regione di gestire autonomamente il proprio sistema informatico senza far ricorso ai privati.

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