Belpietro: Renzi e il Cavaliere uniti dalla voglia di andare al voto

Nell'oroscopo del 2014 ci sono nuove elezioni? «Direi di sì e, per molti versi me lo auguro per il futuro del Paese». Maurizio Belpietro, direttore di Libero, dalla sua casa in montagna dove si prepara al Capodanno, osserva la politica con un misto di preoccupazione e di speranza. Preoccupazione per una crisi economica che, nonostante le rassicurazioni di Letta e Saccomanni, non accenna a finire tanto che l’Italia è l’unico fra i Paesi avanzati ancora in recessione. Ma anche di speranza perché, dinanzi all'aggravarsi della situazione, i partiti trovino finalmente l'orgoglio del riscatto.

CREDE DAVVERO CHE CI SARANNO LE ELEZIONI?
«Mi sembrano sempre più probabili. La collaborazione che Enrico Letta e Matteo Renzi si sono promessi non più di 15 giorni fa, quando a Milano è stato insediato il nuovo segretario del Partito democratico, ha soprattutto le sembianze di un braccio di ferro. Dalla vittoria alle primarie, non è passato giorno senza una spallata di Renzi al governo. Lavoro, immigrazione, riforme, rimpasto. Adesso che l’esecutivo attraversa il momento di maggiore difficoltà, dal Rottamatore non arrivano stampelle (come ci si attenderebbe da chi rivendica con forza e orgoglio di essere l'azionista di maggioranza del governo) ma altre bordate. Sul pasticcio della legge di stabilità e del decreto Salva-Roma, indigeribile perfino per il vero azionista numero 1 del governo, cioè Giorgio Napolitano, Renzi ha intavolato un confronto molto duro. Inevitabile che accada essendo il pilastro dell’esecutivo, è sul Pd che ricadono le accuse per la gestione disinvolta degli emendamenti alla legge di stabilità e per il Salva-Roma. Renzi non vuole finire nel tritacarne mediatico. Non intende essere mescolato con l’attendismo di Letta stile Prima repubblica. Per il segretario parla uno degli uomini nuovi della segreteria, Davide Faraone, neo responsabile del welfare, che l’altro giorno aveva criticato la pubblicità data dal ministro Kyenge alla visita ai rifugiati del Centro Astalli nel giorno di Natale».

CHE COSA HA DETTO FARAONE DI COSÌ GRAVE?
«Si è accorto, correttamente, che la Kyenge non è adatta al ruolo che ricopre. Ha chiesto un cambiamento radicale dell’azione di governo, non un semplice rimpasto. Non poteva essere più esplicito: "Mentre noi lavoriamo a un’agenda di grandi riforme, c’è chi brucia tutto". Il nervosismo è diffuso anche tra la componente montiana di Scelta civica, che chiede una rappresentanza nel governo. Ma è proprio quel "non basta" di Faraone che mostra i limiti di Renzi, già emersi quando sfidò Beppe Grillo sul finanziamento ai partiti ricevendo in cambio il consueto vaffa. "Non basta" significa che il rimpasto è necessario, anche se non sufficiente».

SU QUESTO, FORSE, C'È UN PUNTO D'ACCORDO FRA LEI E I RENZIANI: IL GIUDIZIO FORTEMENTE NEGATIVO SU QUESTO GOVERNO. NON È COSÌ?
«Questo è il peggior governo della Seconda Repubblica e uno dei peggiori in assoluto di tutta la storia democratica del Paese. Pensavo che il primato toccasse a Monti ma Letta l'ha superato di gran lunga. Non ha tagliato la spesa pubblica e, nonostante sostenga il contrario, ha fatto salire le tasse. Ha spartito le poltrone con cura certosina. La punta estrema con i ministeriali di Alfano che, pur di non perdere i loro incarichi non hanno esitato a uscire dal loro partito. Nel frattempo continua il traffico di incarichi. Per esempio la nomina del giovane (37 anni) Giacomo D’Arrigo, messinese di Nizza di Sicilia, che ha ottenuto la carica di presidente dell'Agenzia Nazionale Giovani con uno stipendio di 160 mila euro l'anno. Ma serviva proprio quest’incarico? Possibile che tra migliaia di dirigenti statali non ci fosse nessuno in grado di ricoprire l’incarico? E poi c’è un’altra cosa che mi lascia perplesso».

QUALE?
«Giacomo D'Arrigo è considerato molto vicino a Renzi. L'agenzia dipende dal ministero della Kyenge e la nomina contenuta nel decreto Salva-Roma del 27 dicembre. Negli stessi giorni si faceva più forte la polemica fra gli amici del nuovo segretario del Pd e il ministro di colore. La nomina è servita alla Kyenge, con la benedizione di Letta, per bloccare l'attacco scaricando i costi sui contribuenti? Ovviamente non c'è nessuna evidenza. Ma è strano».

A PROPOSITO DEL DECRETO SALVA-ROMA. IL QUIRINALE NE HA CHIESTO IL RITIRO IN MANIERA PLATEALE. MAI ACCADUTO PRIMA. CHE COSA NE PENSA?
«La rampogna di Napolitano ha indebolito moltissimo Letta, e ogni piccolo movimento potrebbe trasformarsi in un terremoto. Il premier preferisce spostare il confronto sul programma, sulle cose da fare e sui tempi di realizzazione, come ha detto nel discorso della fiducia e alla conferenza stampa di fine anno. Quindi, riforma elettorale e piano del lavoro».

CE LA FARÀ?
«Sul tema del lavoro, potrebbe trovarsi un punto di sintesi tra nuovi programmi e nuova squadra, perché l'attuale ministro "tecnico" Enrico Giovannini potrebbe lasciare il posto a Pietro Ichino, passato da consigliere economico di Renzi a parlamentare di Scelta civica. Ma c'è un altro motivo per cui Letta resiste a Renzi. Ed è il tentativo di arginarne l'avanzata. Ciò significa che a Renzi converrebbe andare a votare quanto prima, e anche a Berlusconi, sia pure per motivi opposti: allontanare il sindaco di Firenze dal proprio campo».

IL CAVALIERE È ANCORA IN CAMPO?
«Direi proprio di si. Resta l'unico riferimento possibile per i moderati. Alfano corre seriamente il rischio di concludere la sua parabola politica come Fini visto che non riesce a dire nulla realmente di centrodestra. È un errore credere che il Cavaliere sia finito. Un errore che la sinistra ha commesso spesso e, tutte le volte è stata smentita dalla realtà».

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