Province, adesione ai Consorzi e funzioni: ecco cosa divide Crocetta e Cracolici

Due testi differenti per la riforma delle Province: scontro con urla nei corridoi dell’Ars tra presidente e deputato del Pd

PALERMO. Rosario Crocetta urla, rivolto ad Antonello Cracolici, in un corridoio fuori dall’aula in cui il governo è appena caduto. Il presidente annuncia un emendamento che modifica completamente il disegno di legge faticosamente messo a punto da Cracolici che guida la commissione Affari istituzionali, e che era pronto per l’esame dell’Ars a gennaio. Cracolici non ci sta e alza la voce evitando che Crocetta si allontani: «Se fai così, salta tutto».  Cracolici ha proposto a ottobre un disegno di legge che modifica quello presentato ad agosto dal governo. I punti principali sono tre: le Province, già soppresse, si trasformano in consorzi di Comuni che coincidono territorialmente con quelle attuali. In più nascono tre città metropolitane: Palermo, Catania e Messina. L’emendamento che Crocetta ha in mente si sovrapporrà al testo di Cracolici. Prevede innanzitutto un numero variabile di consorzi di Comuni, legato alla popolazione residente: potranno consorziarsi città e paesi che mettono insieme almeno 150 mila abitanti. L’adesione a un consorzio sarà libera, deciderà il territorio. È questa la differenza sostanziale. Su cui il presidente trova inaspettatamente il sostegno dell’Udc, che definisce «indecente la proposta di Cracolici». Dalla parte di Cracolici sta invece l’Articolo 4 di Lino Leanza. Ma la differenza fra il testo di Crocetta e quello di Cracolici riguarda anche le funzioni cedute dalle Province.


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