Zamparini choc: "L'arbitro si è vendicato, 5 anni fa licenziai il padre"

PALERMO. Una sconfitta che fa male. E che provoca polemiche. Le voci sono alte, e si sentiranno anche nei prossimi giorni. Il tono lo alza il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini. Gli sono bastate due telefonate per scoprire due verità. La prima il patron rosanero l’ha fatta a Guglielmo Miccichè, che gli ha spiegato quello che è successo a Carpi. E il numero 2 del Palermo al numero 1 ha parlato soprattutto dell’arbitraggio. «Allora gli ho chiesto chi fosse l’arbitro, quando mi ha detto che si trattava di Candussio sono rimasto sconvolto. Candussio abita a Sevegliano, nel paese in cui sono nato io», dice Zamparini.
A quel punto è scattata una seconda telefonata, al sindaco di Sevegliano, un amico di Zamparini. «E lì ho scoperto un’amara verità - racconta il presidente -. Al sindaco ho detto che Candussio aveva diretto in quel modo perché non voleva sentirsi dire di avermi favorito, il sindaco mi ha fatto ricordare dell’altro che ha dell’incredibile. Il padre di Candussio lavorava in una società del mio gruppo e cinque anni fa io lo licenziai. E lì ho capito perché l’arbitro ci aveva massacrato... Candussio non poteva e non doveva arbitrare le partite del Palermo (era la seconda stagionale, l’arbitro di Cervignano aveva già diretto i rosanero contro il Varese, ndr). Doveva fare presente questa situazione ai vertici arbitrali. Invece me lo sono ritrovato in campo. Mi hanno raccontato che la gestione dei cartellini è stata assurda e ha finito per condizionare la partita. Mi dicono anche che abbiamo giocato male e non ho dubbi, ma quei gialli hanno creato problemi a troppi giocatori. In più sono stati sventolati in faccia a tutti i diffidati. Per non parlare del rigore. Candussio ci ha danneggiato due volte, contro la Ternana giocheremo senza mezza squadra». Tutto qui? No, Zamparini va oltre: «Sono pronto a tutelarmi, darò tutto in mano ai miei avvocati e chiederò anche la ripetizione della partita».


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