Il Napoli risorge con la Lazio, riparte la caccia a Juve e Roma

Gli uomini di Benitez adesso sono a 3 punti dai giallorossi e a 6 dalla Juve. Torna a segnare anche Higuain che sigla una doppietta

ROMA. Il Napoli riprende la caccia a Juventus e Roma, ritrova Higuain e l'autostima che aveva perso dopo gli ultimi tre brutti ko. All'Olimpico contro la Lazio, tra due squadre in crisi d'identità, gli azzurri chiudono con i botti il posticipo della 14/a giornata: vincono 4-2 una partita ricca di emozioni e si riportano nella zona nobile della classifica, a -3 dalla Roma e a -6 dalla capolista Juventus. Soprattutto, dopo i tre rovesci tra campionato e Champions, gli uomini di Rafa Benitez ritrovano convinzione e una valanga di gol in vista della sfida 'dentro-o-fuorì contro l'Arsenal. Finisce male invece per la Lazio dopo una settimana turbolenta, vissuta prima con le indiscrezioni su Petkovic prossimo ct della Svizzera e poi con la trasferta polacca finita con la mezza crisi diplomatica cha ha investito i tifosi al seguito e ricordati dalla Nord all'Olimpico con cori e striscioni («liberate i nostri fratelli», «Polonia vaff...»). Rafa Benitez nel momento clou della stagione ritrova il sorriso e il 'suò Napoli: sornione, lucido, in palla per tutti i 90' anche se a volte confusionario. L'assenza di Hamsik d'altronde si sente: il Napoli senza lo slovacco è come la Roma senza Totti o la Juve senza Pirlo: una squadra involuta, che passa dal gioco a memoria all'improvvisazione e in campo si vede. Meno male che davanti ci sono Higuain (tornato in gran forma) e l'ex Pandev che trasformano in oro tutte le occasioni capitate tra i piedi. Il problema della Lazio è forse ancora più grande non avendo un Hamsik, un Totti o un Pirlo. Potrebbe esserlo Candreva che nei primi minuti ruba spesso il tempo ad Armero, ma il n.87 biancoceleste alla lunga diventa scontato e soprattutto non ha un partner in mezzo al campo che gli consenta libertà di movimento. Le palle gol della Lazio passano comunque sempre per i suoi piedi: apre e chiude il tempo con due splendide giocate che però non trovano fortuna. Petkovic le prova tutte: inizia con un anomalo 4-1-4-1 e finisce con un velleitario 4-2-4 che mette soprattutto in luce la scarsa presa sulla squadra. Non è però colpa sua se la dietro ci sono Cana e Ciani, due che riescono nell'impossibile e sono responsabili di almeno tre gol su quattro. Carattere e personalità aveva chiesto Benitez alla vigilia e almeno su questo fronte ha avuto risposte indicative. Il 4-2-3-1 con cui scende all'Olimpico magari non è dirompente ma ha il pregio di risultare ordinato, preciso, tatticamente perfetto sulla carta. Quanto basta per mettere sotto una Lazio «spuntata» che vive di improvvisazione. I gol del primo tempo nascono per caso, il primo da uno svarione di Cana che libera Higuain, il secondo da un autogol dell'ex Behrami che non si ricorda di aver cambiato maglia e infila alle spalle di Reina. Gli azzurri sono abili nel giocare costantemente con tutti i centrocampisti dietro la linea della palla, cosa che puntualmente avviene ogni volta che la Lazio propone qualche azione offensiva. Al resto ci pensa il 'pipità he a metà della ripresa dà la sterzata giusta al match: altra giocata d'autore di Pandev (fischiatissimo), palla a Higuain che si sbarazza di Cana e batte Marchetti in uscitando nuovamente l' estremo difensore laziale in uscita. Il giovane Keita prova a riaprire una partita segnata (87') ma gli azzurri approfittano dell'ennesimo svarione della difesa biancoceleste per mettere a segno la quarta rete con Callejon e ridare senso e belle prospettive alla stagione.

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