Ars, accordo sulla manovra da 71 milioni

Restano i tagli voluti da Ardizzone, trovati i fondi per enti locali e volontariato. Un altro testo per i precari

PALERMO. Lo strappo istituzionale è stato evitato d’un soffio. E porta con sè il via libera alla manovra correttiva, almeno nella parte che assicura 71 milioni agli enti locali e a quelli di volontariato oltre che ai forestali. Ma quella che è andata in scena all’Ars ieri è una sfida senza precedenti fra il Parlamento e il suo presidente.
Nei giorni scorsi il presidente Giovanni Ardizzone aveva tagliato dalla manovra tutti gli emendamenti approvati dalla commissione Bilancio: norme che garantivano la stabilizzazione a 45 precari dell’assessorato al Territorio e ad altri 8 del Parco Nebrodi e poi ancora finanziamenti a varie categorie (ispettori del lavoro, famiglie, studenti). Cassata pure una norma che avrebbe garantito privilegi agli amministratori di società partecipate dei Comuni. Per Ardizzone «i deputati che volevano queste norme sono degli irresponsabili perchè avrebbero provocato l’impugnativa da parte del Commissario dello Stato e dunque lo stop ai fondi per gli enti locali che sarebbero quindi andati al dissesto».
Ma ieri Nino Dina (Udc) e Antonello Cracolici (Pd), presidenti delle commissioni Bilancio e Affari istituzionali, hanno convocato i giornalisti lanciando la sfida ad Ardizzone. I leader dei due rami più importanti del Parlamento hanno chiesto ad Ardizzone di tornare sui propri passi annunciando in caso contrario l’intenzione di chiedere all’aula di votare per neutralizzare la decisione dello scranno più alto. La votazione sarebbe stata sulla proposta di riportare in commissione il testo alleggerito da Ardizzone, in modo da fermarlo. Politicamente un voto di questo tipo suonava quasi come una sfiducia, anche se alla conferenza stampa per annunciarlo non erano presenti (come invece era previsto) tutti i membri della commissione.
I toni utilizzati dai Dina e Cracolici hanno enfatizzato il significato politico della mossa: «Ardizzone si comporta in modo schizofrenico - ha detto Cracolici - e probabilmente riceve suggerimenti sbagliati da qualche suo Azzeccagarbugli». Un attacco anche ai vertici della burocrazia. Dina ha sostenuto «la regolarità di tutte le norme volute dalla commissione». E ad Ardizzone che lamenta la loro incompatibilità con la materia delle variazioni di bilancio ha risposto: «Lui non è il capoclasse. Se pure arrivasse una impugnativa, ci sarebbe il tempo per riapprovare le norme per salvare gli enti locali».
La tensione è salita di ora in ora. Ma nel pomeriggio, dopo un vertice con tutti i leader di partito, è stato individuato un percorso che evita la sfida in aula. La norma «leggera» voluta da Ardizzone resterà tale e sarà approvata oggi, al riparo da impugnative del Commissario dello Stato. È una soluzione che va incontro anche alle richieste dell’Anci, l’associazione dei sindaci a cui proprio Ardizzone aveva detto di voler garantire risorse: «In questo modo potremo chiedere i bilanci entro il 30 novembre». Un secondo disegno di legge, che conterrà tutte le norme tagliate da Ardizzone, avrà un cammino autonomo che inizierà probabilmente giovedì: se dovesse essere impugnato non bloccherà quello principale e dunque Comuni e Province sono al riparo da colpi di scena. È una mediazione suggerita al mattino dal Pdl, con Vincenzo Vinciullo: «È l’unica soluzione per sanare il vulnus che si è creato fra presidenza e commissione Bilancio, due istituzioni belligeranti che così vedono reciprocamente riconosciuta la bontà del loro lavoro».

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