Protesta a Caltanissetta: «A Santa Croce non siamo di serie B»

CALTANISSETTA. "Ci sentiamo più uguali degli altri...". È accorato il grido d'allarme dei residenti della Badia uno dei più antichi quartieri cittadini ormai in preda ad un galoppante degrado urbano e morale che lo ha trasformato in qualcosa di invivibile. E il comitato di zona dopo vent'anni di inutile battaglie stavolta ha deciso addirittura di scrivere una lettera aperta al Papa, al premier e vicepremier Letta e Alfano, al ministro per l'integrazione Kyenge, oltre che a sindaco e presidente del consiglio comunale. La Badia ingloba anche il rione Saccara l'inestricabile dedalo alle spalle di via Re d'Italia dove con la trasformazione dell'ex Boccone del Povero in centro d'accoglienza, la presenza di extracomunitari è ormai diffusa da provocare anche le prime segnalazioni dei residenti. Partendo proprio da questo dato il presidente del comitato di zona Giacomo Tuccio: «Come si può parlare di pianificazione della gestione dei profughi se non si affronta il problema della solitudine in cui versa la pare antica della città. Vecchi palazzi abbandonati diventati ricettacolo di spazzatura o trasformati in canili per cani da combattimento o crocevia di attività di malaffare fiorente di giorno e notte. Abitazioni trasformate in alloggi precari alcuni a scopo speculativo, strade desertificate alla mercè di chi ha interesse a navigare in acque torbide o contrarie al vivere civile e al rispetto delle regole. Non c'è più l'ufficio postale, chiudono attività commerciali, cani randagi dappertutto, assenza di impianti sportivi e luoghi di aggregazione». Il quadro tratteggiato da Tuccio è decisamente sconfortante. «Ci chiediamo - ha scritto - se abbiamo toccato il fondo del barile o cosa dobbiamo ancora attendere. Per quante volte dobbiamo chiedere il soddisfacimento dei nostri bisogni elementari, dei nostri diritti divenuti nel tempo preghiere. Quante volte ancora dobbiamo veder l'uomo di potere che rappresenta l'istituzione voltare la faccia e noi rappresentanti di quartiere quale risposta possiamo dare a chi rimane aggrappato alla propria casa in cui è racchiusa la propria storia legata ai ricordi. Famiglie - ha sottolineato Tuccio - che vivono una realtà sconfortante, pericolosa sia dal punto di vista igienico-sanitario, da quello della sicurezza e alla perdite si servizi e strutture primarie». Le richieste: più forze dell'ordine e centri d'accoglienza e ristoro per gli immigrati spalmati in tutta la città con mediatori e volontari. Nella lettera vengono evidenziate esigenze segnalate da tempo immemorabile all'amministrazione comunale: spartitraffico fra via Nava, via Vespri e via Montebello; la chiusura degli accessi agli stabili abbandonati; rotatoria al largo Badia; potenziamento della pubblica illuminazione; perimetrazione del centro storico. «Ribadiamo - ha concluso Tuccio - che gli abitanti del quartiere Santa Croce non sono contrari ad una società multietnica, la nostra centenaria storia lo dimostra. È l'ennesimo tentativo di dialogo con gli amministratori locali, che possono portare alle problematiche di questa zona, vogliamo questa volta attirare l'attenzione degli organi di stampa perchè ci sentiamo umiliati nel vivere in una città in cui è in atto una guerra mediatica sulla legalità per poi non vederla attuata nella realtà, in definitiva vorremmo rispecchiarci nelle parole del Papa che ogni giorno ci invita ad un cammino di fratellanza, amore e fiducia».

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