Naufragio, il papa: «Daremo aiuti concreti ai superstiti»

LAMPEDUSA. Visto che l'Italia e  l'Europa latitano, ci prova la chiesa, perchè non è più possibile rimanere inerti davanti a sciagure come quella di Lampedusa: «daremo un aiuto concreto a ciascuno dei superstiti, per provvedere alle esigenze più immediate».    Il tweet dell'Osservatore Romano con le parole di monsignor Konrad Krajewski è molto più di una semplice dichiarazione d'intenti: innanzitutto perchè l'uomo che parla è l'inviato che papa Francesco ha spedito a Lampedusa all'indomani della tragedia, a testimoniare l'attenzione esplicita e diretta del pontefice che nella sua visita sull'isola a luglio scorso si scagliò contro la «globalizzazione dell'indifferenza» e chiese perdono per tutti i morti in fondo al mare. Ma soprattutto perchè quelle parole sono già un fatto concreto: «stiamo valutando come meglio poter sostenere le necessità materiali dei sopravvissuti - conferma don Stefano, il parroco di Lampedusa - Sarà una cosa semplicissima, ma sarà un aiuto concreto».    Forse si sarebbe fatto anche di più, se si fosse potuto. «Decine di famiglie ci hanno chiamato da tutta Italia per dirci che sono pronte ad ospitare i migranti e i bambini sopravvissuti - conferma don Stefano - ma non si può fare. Nè stiamo pensando di metter loro a disposizione degli alloggi. Ci sono delle leggi e dei tempi molto lunghi. Dunque faremo quel che possiamo».    In ogni caso, che il papa non voglia abbassare l'attenzione sulla strage del 3 ottobre, lo confermano anche i costanti contatti tra la sua segreteria e le autorità religiose siciliane. «Vi siamo vicini, con le preghiere e anche fisicamente», ha detto Francesco al vescovo di Agrigento, monsignor Francesco Montenegro, tramite il suo segretario don Alfred Xuereb. Ma non solo: il suo elemosiniere ha passato tutta la mattina a bordo della motovedetta della Capitaneria di Porto, quella dove vengono issati i cadaveri dei migranti una volta tirati fuori dal peschereccio. Ad ognuno di quei corpi è stata impartita la benedizione e ai sommozzatori che si immergono in quell'abisso di disperazione che è il relitto del barcone pieno di morti, mons. Krajenski ha donato una coroncina del rosario benedetta dal Papa.    La priorità è dunque l'aspetto umanitario e spirituale della vicenda. Ma la chiesa guarda anche al lato 'politicò della questione. Vale a dire la Bossi-Fini, una legge che, non da oggi, non piace Oltretevere. «Il problema - conferma monsignor Montenegro - non è misurare quanta responsabilità della politica vi sia in una simile tragedia. È evidente che, se succede una cosa simile, qualcosa non funziona. La legge non funziona». E dunque? «Io non sono un tecnico ma un uomo di fede - risponde il vescovo - non tocca a me fare le leggi. Certo, la soluzione non può essere il respingimento. Perchè non si ferma la storia, come non si ferma il vento. Questo è un esodo biblico, un esodo di gente che vuole vivere. E non è giusto che per vivere si diventi colpevoli e rei». L'indicazione è chiara: come prima cosa va cancellato il reato di immigrazione clandestina, che trasforma automaticamente ogni disperato che attraversa il Mediterraneo in un indagato. «Questo mare è diventato una tomba liquida - conclude sconsolato il vescovo - qualcosa va rivisto». Anche perchè «Una Europa che si unisce solo attorno all'economia e non guarda alle persone, non è un Europa unita. È l'uomo che unisce, non i soldi».

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