Super dirigenti, ecco chi sono i «Paperoni» della Regione

Dati ottenuti a fatica da Palazzo d’Orleans: non ci sono sanzioni pecuniarie per chi non rende pubblici i redditi. solo 34 su 94 amministratori hanno scelto la via della trasparenza: la legge lo consente

PALERMO. Ci sono i manager di Asp e ospedali, mediamente più ricchi dei deputati all’Ars, e gli amministratori delle partecipate che vantano patrimoni da centinaia di migliaia di euro. Ma per il resto sulla galassia degli amministratori di enti e società della Regione è buio fitto perchè appena un terzo di quanti hanno collezionato incarichi ha rispettato una vecchia legge che impone di rendere pubblici non solo gli stipendi ma l’intero stato patrimoniale.
Secondo i dati che il servizio I di Palazzo d’Orleans ha faticosamente ottenuto, nel 2011 il Paperone degli amministratori pubblici è stato Dario Lo Bosco, che ha guidato l’Azienda siciliana trasporti e che ha dichiarato un reddito totale di 380.888 euro. La Regione chiede che nell’ottobre di ogni anno gli amministratori forniscano i dati dell’anno precedente. Nell’ufficio diretto da Annamaria Lentini si stanno elaborando i dati pervenuti nel 2012 che fanno riferimento agli incassi dell’anno prima.
Ai vertici della classifica, elaborata da Maria Frenna del servizio I tenendo conto non solo degli stipendi da amministratore ma anche di tutte le altre entrate, ci sono per lo più manager delle Asp. Armando Giacalone, all’epoca manager del Policlinico etneo, ha dichiarato 350 mila euro. Salvatore Cantaro, manager dell’Asp di Caltanissetta, nel 2011 ha dichiarato 285.250 euro. Armando Caruso, che ha guidato l’ospedale Piemonte, può vantare introiti per 273 mila euro. Giuseppe Pecoraro, che guida il Policlinico di Messina, ha dichiarato 266.100 euro di entrate e poche centinaia di euro in più ha dichiarato Francesco Poli che guidava il Cannizzaro di Catania.
Tutti gli altri manager dell’epoca (oggi la maggior parte delle strutture sanitarie è commissariata) possono vantare entrate annue che oscillano da un minimo di 152.950 euro dichiarati da Salvatore Di Rosa che ha guidato l’ospedale Cervello di Palermo a un massimo di 253.856 incassati da Angelo Pellicanò, all’epoca al vertice del Garibaldi Catania.
Un parametro di riferimento: nel 2011 solo 6 deputati all’Ars su 90 hanno dichiarato redditi superiori a 250 mila euro. La maggior parte dei parlamentari, obbligata a rendere noti i patrimoni in base alla stessa legge, si è invece attestata fra i 150 mila e i 200 mila.
Cifre inferiori e molto diverse fra loro per quanto riguarda gli amministratori di società partecipate dalla Regione. Lo Bosco a parte, il top per quanto riguarda il patrimonio nel 2011 è assegnato a Rosario Alesci, al vertice della Crias, con introiti dichiarati per 199.221 euro. Seguono Antonino Bono dell’Ersu di Palermo con 185.855 euro, Alfio Pagliaro, al vertice della Camera di Commercio etnea, che ha dichiarato 174.643 euro e il presidente del Ciapi di Priolo, l’ex deputato Egidio Ortisi, che arriva fino a 155.923 euro. E poi ancora Adelaide Spatafora che all’epoca era nel Cda della Beni culturali Spa e aveva un reddito di 126.968 euro. Per la verità ci sarebbe anche Alessandra Russo, che nel 2011 guidava un ente oggi soppresso, il Centro di formazione della polizia municipale ma che aveva anche la guida di un dipartimento regionale all’assessorato al Lavoro.
In realtà nel 2012 la Regione avrebbe dovuto ricevere lo stato patrimoniale di 94 amministratori ma solo in 34 hanno giocato la partita della trasparenza. E va detto che ancora 15 amministratori devono fornire i dati del 2010. E dunque, mentre è appena partita la richiesta dei dati del 2013, non è ancora completo il monitoraggio degli anni precedenti. Il problema è che - a differenza di quanto avviene per i consiglieri comunali - la legge non prevede sanzioni pecuniarie ma solo «l’onta» della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dei nomi di chi non ha reso pubblici i propri redditi.

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