Sicilia, Politica

Il record dell’Ars: politici più pagati d’Italia

PALERMO. Sono i più numerosi e i più ricchi d’Italia. In tempi di spending review, i 90 deputati regionali continuano a incassare mediamente 11.780 euro netti al mese (bonus esclusi) quando un consigliere di una qualunque altra Regione arriva a 8 mila o poco più. Perfino gli assessori regionali guadagnano più dei ministri: 9.900 euro al mese contro gli 8.628 imposti da Letta a partire da questo mese.


L’ELDORADO-ARS. Sardegna a parte, la Sicilia è l’unica Regione che non si è adeguata ai tetti imposti da Monti: tante e trasversali le resistenze che hanno fatto insabbiare la commissione che doveva regolamentare il taglio. Qui, nell’ultimo Eldorado della politica, un deputato semplice guadagna ancora 5.101 euro netti di stipendio a cui aggiunge 3.500 euro al mese di diaria e altri 3.180 come contributo per la politica (da rendicontare).


I TAGLI IN TUTTA ITALIA. Nella Regione Lazio del dopo Fiorito oggi un consigliere incassa 4.252 euro netti di stipendio e aggiunge solo 3.503 euro di diaria (esentasse). L’unico extra è un rimborso per la benzina: un quinto della cifra spesa. In Lombardia hanno fatto di più: il decreto Monti ha previsto genericamente che un consigliere incassi al massimo 11.100 euro lordi e i presidenti di Regione e Parlamento 13.800. Ma al Pirellone la busta paga dei consiglieri si ferma a 10.545 euro lordi: 6.327 euro come stipendio (tassato) e 4.218 euro come «rimborso forfettario per l’esercizio del mandato» (esentasse). Il totale netto vale circa 8 mila euro. C’è pure chi ha sfruttato i margini lasciati da Monti: la Calabria ha abbassato al minimo lo stipendio (tassabile) che vale oggi 5.100 euro e ha alzato il bonus per l’esercio del mandato (esentasse) fino a 6 mila euro. Un consigliere calabrese può arrivare così a circa 9 mila euro netti: non a caso all’Ars, nel dubbio, stavano provando a copiare l’escamotage della Calabria. La Campania ha raggiunto il limite degli 11.100 euro lordi al mese fissando in 6.600 lo stipendio e 4.440 il contributo per l’attività politica.


IL PARAGONE COL SENATO. Uno dei motivi della resistenza all’Ars contro il decreto Monti - guidata da Riccardo Savona (Drs) e Giovanni Greco (Mpa) - è il tentativo di mantenere l’equiparazione al Senato, che garantisce un trattamento migliore (anche per il futuro). La legge siciliana prevede che un deputato guadagni quanto un senatore e in effetti le cifre base sono le stesse e sono state ridotte a fine 2012. Ma un deputato all’Ars conta anche su un contributo per raggiungere il Parlamento (dunque per la benzina) che vale 7.989 euro annui per chi arriva da fuori provincia di Palermo. Si dirà, chi vive in città non ne ha bisogno: invece prende ugualmente 3.323 euro. Ma all’Ars il piatto forte sono le indennità per le cariche: i presidenti di commissione (sono 8) sommano allo stipendio altri 2.089 euro lordi così come i 5 segretari del consiglio di presidenza, i tre deputati questore aggiungono 2.924 euro, i due vice presidenti dell’Ars incassano altri 3.244. I presidenti dell’Ars e della Regione hanno un bonus extra di 4.866 euro. E poi ci sono i vice presidenti di commissione, i segretari, i capigruppo. Tutti paperoni rispetto ai colleghi del resto d’Italia, dove i bonus extra vanno mediamente da 1.500 euro a 2 mila euro.


L’ARS DESERTA. Antonello Cracolici (Pd) ieri ha ribadito nel corso di Tgs il sospetto che la melina all’Ars nasca dalla speranza che a dicembre la Consulta accolga il ricorso della Sardegna contro il decreto Monti. Il presidente Giovanni Ardizzone ha assicurato che «entro fine anno se i partiti non trovano l’intesa, agirò io autonomamente». In ogni caso l’Ars avrà garantito un anno in più di stipendi d’oro rispetto alle altre Regioni. Sempre in ritardo la Sicilia, anche la riduzione dei deputati da 90 a 70 scatterà dal 2017 mentre ovunque è stata fatta fra il 2012 e quest’anno. E malgrado ciò l’Ars, dopo un periodo di ferie iniziato a ferragosto, ieri è stata chiusa per assenza di deputati e assessori: «In aula eravamo 5 in tutto. Uno scandalo, anche perchè si discuteva di antimafia» commenta Vincenzo Vinciullo del Pdl. Se ne riparlerà martedì.

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