"Bling ring" al cinema quei ragazzi ossessionati dai vip

Una storia vera, un caso estremo
«molto significativo degli eccessi cui ci sta portando la
società dominata dai social media», dice Sofia Coppola
consapevole che le cattive ragazze di Bling Ring che adorano le
scarpe di Paris Hilton e non si fanno scrupoli - salvo finire in
galera - di intrufolarsi nelle case dei vip per sentirsi parte
di quel mondo di luci artificiali, «non siano rappresentative
di una generazione ma solo delle sue derive».
Presentato al festival di Cannes, nella sezione Un certain
regard, esce il 26 settembre in Italia, con un cast di esordienti tranne l'ex Hermione Emma
Watson, il film che porta alla luce un caso clamoroso diventato
ancora più noto con un articolo di Vanity Fair del 2010
intitolato "I sospetti
indossavano Louboutin", scritto da Nancy Jo Sales. Una gang di
16enni per un anno aveva saccheggiato le ville delle celebrity
Paris Hilton, Lindsay Lohan, Orlando Bloom, Kim Kardashian
raccogliendo un bottino di oltre tre milioni di dollari in
denaro ma soprattutto in oggetti che facevano sentire questi
«ragazzini come le loro star preferite». Con il culto per i
docu-reality che mostrano le vite delle celeb, con la mania di
fotografarli, chattare su fb, seguire i gossip che alimentano un
intero settore editoriale e televisivo, questi giovani sono
diventati criminali.
«Il fenomeno, eccessi a parte, non mi sembra al tramonto,
anzi la moda dei reality è in crescita», racconta Sofia Coppola
che è rimasta colpita dalla vicenda perchè dopo essere vissuta
per un periodo a Parigi rientrando in America ha avuto lo choc
per l'impatto con la social media society.

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