Perché è giusto restarne fuori

Probabilmente tra pochi giorni, forse già domani, comincerà una guerra a poca distanza dal Mediterraneo. Un attacco americano alla Siria con l’aiuto di Londra e Parigi. L’Italia non parteciperà.
È la prima volta che accade dal 1956 quando i parà anglo-francesi cercarono, senza fortuna, di riconquistare il Canale di Suez.
Fu un’assenza giustificata: eravamo gli sconfitti del conflitto mondiale e quell’attacco rappresentava l’ultimo sussulto del colonialismo britannico. Da allora tutte le volte che c’è stata una cannonata nel Mediterraneo l’Italia ha sempre partecipato: dalle bombe contro Milosevic (gli aerei partivano da Vicenza) fino alla caduta di Gheddafi. Per non parlare della missione in Libano che stiamo sostenendo sostanzialmente da soli.
Tutto questo per dire che, nonostante tutto, l’Italia, per evidenti ragioni di ordine economico e strategico, non ha cessato di considerare il Mediterraneo come una propria area di influenza. Gli alleati occidentali, fra alti e bassi, hanno sempre rispettato questo ruolo.
Domani, invece, se davvero partiranno i missili americani verso Damasco, l’Italia non ci sarà. Il ministro Bonino è stato categorico: Roma non sposterà una nave senza la copertura dell’Onu. Una maniera diplomatica per sfilarsi: la Russia metterà infatti il veto al Consiglio di sicurezza a qualunque risoluzione che autorizzi il conflitto con la Siria di Assad.
Dobbiamo sperare che l’allarme rientri. Una guerra è proprio l’ultima cosa di cui ha bisogno l’Italia e la sua disastrata economia. Forse anche per questo il governo rifiuta di schierarsi accanto agli Stati Uniti. Né si capisce perché dovremmo. In Iraq e in Afganisthan abbiamo già dato in abbondanza (e inutilmente). In Libia aver contribuito all’assassinio di Gheddafi, in che cosa ha favorito i nostri interessi? Le primavere arabe che hanno insanguinato il labbro sud del Mediterraneo hanno avuto come conseguenza immediata la moltiplicazione degli sbarchi di clandestini. Egitto, Tunisia e Libia sono passate dai dittatori al caos. I venti di guerra che Obama fa soffiare sul Mediterraneo orientale hanno già asciugato il rialzo dei mercati e creato instabilità. Lo spread è subito risalito.
In Italia le tensioni internazionali si aggiungono ai problemi interni. Il rischio che corriamo è quello di spegnere i primi fuochi di ripresa. La speculazione finora ci ha risparmiati perché, fortunatamente, la bilancia dei pagamenti è tornata strutturalmente in attivo. Vuol dire che non abbiamo più bisogno di accendere prestiti all’estero per finanziare il disavanzo. Lo rivela la Banca d’Italia. E non accadeva da undici anni. È uno dei successi, forse il più rilevante, che i missili americani potrebbero abbattere. Questa guerra non ci è davvero utile.

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