Sicilia, Politica

Crocetta: gli ex Pip vadano subito al lavoro

Il presidente della Regione contro i sindacati che hanno bloccato le prime 400 immissioni in servizio dei precari. «Non accetto le logiche da nullafacenti». La replica: «non stiamo ricevendo alcun favore»

PALERMO. «O gli ex Pip andranno subito al lavoro o li licenzierò». Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, tuona, dopo aver appreso che da fine giugno gli oltre 3 mila precari storici di Palermo hanno iniziato a percepire quasi tutti il sussidio dell'Inps che ammonta a circa 600 euro al mese variabili in base a età e carico familiare. Nessuno di loro, però, a oggi è tornato al lavoro. Il presidente si è infuriato anche perché, quando erano pronte le pratiche per immettere in servizio i primi 400, i sindacati hanno chiesto espressamente di congelarle per utilizzare tutti i precari contemporaneamente «in modo da evitare disparità». I tempi si sono così allungati e nel frattempo, da fine giugno, i lavoratori hanno iniziato a percepire l’indennità restando a casa. I precari che fanno parte del bacino nato alla fine degli anni '90 nel Comune di Palermo e utilizzato in uffici pubblici, assessorati, ospedali, con un costo di 36 milioni di euro l'anno. Crocetta annuncia che farà luce sul loro inserimento lavorativo. «Sono pronto a denunciare tutto alla Corte dei Conti. Ma che significa che devono andare al lavoro tutti insieme? È diventato forse un passatempo? Che logica é? Sono indignato, è una vergogna, bene ha fatto la stampa (la notizia è stata riportata in esclusiva ieri dal Giornale di Sicilia, ndr) a sollevare il caso, io stesso chiederò gli elenchi dei lavoratori e chi non accetterà di tornare al lavoro sarà cancellato dal bacino». Attualmente sarebbero 2.900 quelli che hanno cominciato a percepire l'indennità di disoccupazione. Secondo il presidente, il ritorno al lavoro dei precari dovrà avvenire di pari passo con il completamento delle pratiche da parte dell'istituto di previdenza. «È un'indecenza, una vergogna che ancora debba prevalere la logica della nullafacenza - afferma il presidente -. Man mano che l'Inps espleterà le pratiche gli ex Pip dovranno tornare al lavoro anche uno a uno».
Crocetta non intende, dunque, aspettare il completamento dell'iter per tutti i lavoratori. Né tanto meno la convenzione, che regolerà il periodo successivo all'indennità erogata dopo il loro licenziamento e che dovrà essere stipulata tra la Regione, il ministero del Lavoro e l'Inps. Gli stessi uffici del dipartimento del Lavoro confermano che non sarebbe necessario attendere il completamento di questo passaggio e che i Pip potrebbero andare al lavoro subito. Crocetta promette anche altri controlli: «Invierò ispezioni sui luoghi dove saranno impiegati gli ex Pip e scatteranno verifiche per appurare che non percepiscano sussidi svolgendo nel frattempo un altro lavoro». Il presidente va oltre: «Poi quando scadrà il progetto chiederanno tutti di essere salvati? Ci sarà la guerriglia sotto l'Ars e i deputati faranno emendamenti ad hoc?». Al centro dello scontro è l'interpretazione del sussidio di disoccupazione (l'Aspi), che viene concesso a chi perde il lavoro sotto forma di indennità. Crocetta ricorda che «gli oltre 3 mila fanno parte di un progetto che prevede l'attività lavorativa. Anzi, lavorando possono ottenere un'integrazione dell'indennità». Una volta che gli ex Pip saranno tornati a svolgere lavori socialmente utili presso tribunali, prefettura o assessorati per opere, ad esempio, di manutenzione, archivio o facchinaggio, la Regione integrerà le indennità con assegni che porteranno in tutto i compensi a 833 euro, somma alla quale si aggiungono in certi casi gli assegni familiari per un totale di circa 1.200, 1.300 euro.
«I Pip non stanno ricevendo nessun trattamento di favore - afferma Ludovico Gippetto, esponente del comitato Emergenza Palermo -. È solo quello che la legge prevede per tutti coloro che vengono licenziati. Ed è una forma di sostegno economico temporaneo che decade nel momento in cui si ritorna a lavorare. Anche noi vogliamo tornare subito al lavoro come ci era stato promesso a maggio proprio da Crocetta».
 

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