Sicilia, Cronaca

Abolizione dei piccoli comuni, no dei sindaci

I primi cittadini di paesi con meno di 5.000 abitanti in rivolta. «Da vedere se si riducono davvero le spese», afferma Sebastiano Carbè

PALERMO. Si oppongono all'ipotesi di cancellazione dei Comuni con meno di 5 mila abitanti. Non accettano il passaggio delle competenze senza il trasferimento di risorse. I sindaci dei piccoli comuni siciliani si scagliano contro alcuni punti della riforma degli enti locali allo studio del governo guidato da Rosario Crocetta. Il più critico è Giovanni Geloso, sindaco di Giardinello, che conta circa 3 mila abitanti. Il primo cittadino della località in provincia di Palermo boccia l'ipotesi, perché «significa cancellare la storia della Sicilia. Non è così che si attua la manovra per la ripresa economica dell'Isola». Scettico sui risparmi che può produrre la riduzione del numero dei Comuni anche Salvatore Mangione, vicesindaco di San Fratello, nel Messinese. Si tratta di una comunità galloitalica di 3.500 abitanti e per questo motivo è, a suo avviso, «una di quelle realtà che, per le sue caratteristiche storiche e culturali, non si possono confondere con altre comunità». Ad esprimere timori anche il sindaco di Partinico e vicepresidente dell'Anci, Salvo Lo Biundo: «Non si possono abolire le Province e poi fare la riforma degli enti locali, perché adesso registriamo non poco caos nella ripartizione delle competenze».
La riorganizzazione della gestione dei rifiuti, in seguito alla riforma del settore, comporta nuovi costi per i Comuni. E sono quelli che critica il sindaco di Ventimiglia di Sicilia, Antonio Rini. «Per redigere il nuovo piano di intervento ci saremmo dovuti rivolgere a professionisti. Ciò avrebbe comportato costi notevoli». Per bypassare questo problema il Comune ha chiesto al dipartimento di Ingegneria Ambientale un progetto pilota a costo zero. «Ciò dimostra che con la riforma delle Province e dei servizi che gestivano non diminuiscono né i costi né l'apparato burocratico», aggiunge Rini. L'ex sindaco di Termini Imerese, Enzo Giunta, contesta invece l'ipotesi di includere Termini nell'area metropolitana di Palermo. «Da sempre con Cefalù e con gli altri centri delle Madonie forma un tutt'uno sul piano sociale e degli interessi commerciali e culturali». Nel Siracusano, sono già in atto gestioni di servizi condivise da alcuni comuni sotto forma di consorzi. Buscemi, ad esempio, fa parte dell'Unione dei Comuni Valle degli Iblei. «Ma prima di creare un consorzio - spiega il sindaco Sebastiano Carbé - bisogna capire se davvero diminuiscono le spese». Intanto, dopo le polemiche del deputato Vincenzo Vinciullo sulla sorte dei comuni del territorio Siracusa e sul possibile accorpamento con Catania, l'assessore alle Autonomie locali, Patrizia Valenti, ha rassicurato: «Né Augusta né Priolo né Melilli - ha detto - sono previste all'interno della città metropolitana di Catania. Non ci sarà alcuna invasione».

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