Sicilia e-Servizi, futuro incerto per i 76 dipendenti: “Se assunti la Regione risparmierebbe 11 milioni all’anno”

I lavoratori si difendono dall’accusa di essere raccomandati figli di politici: “Tra noi ci sono ingegneri ed esperti, abbiamo reso la Regione più tecnologica”

PALERMO. “Le nostre professionalità e la nostra dedizione al lavoro ha permesso nel corso degli ultimi sette anni alla Regione Siciliana di compiere passi da gigante nel processo di informatizzazione. Assumendoci, la Regione risparmierebbe 11 milioni di euro all’anno nella gestione dei sistemi informatici”: i 76 dipendenti del gruppo di Sicilia e-Servizi, società di cui la Regione è socio di maggioranza, si difendono dall’accusa di essere “raccomandati figli di politici”  e chiedono al presidente Crocetta garanzie sul proprio futuro.
Sicilia e-Servizi è finita nella bufera per oltre cento milioni appalti, su un totale di 250 milioni di euro di commesse, finanziati dall’Unione europea e affidati senza gara, tanto da far scattare l’inchiesta di Bruxelles e attirando l’interesse della magistratura. La società è formata dal socio pubblico, la Regione, che detiene il 51 per cento delle quote, e da Sicilia Venture, formata dai colossi Accenture e Engineering. I 76 lavoratori sono in capo alla Venture, socio privato.
La società madre, Sicilia e-Servizi, gestisce ad esempio la posta elettronica e le banche dati della Regione ed è in attività dal 2007 in virtù di una convenzione con Palazzo d'Orleans: avrebbe dovuto realizzare una piattaforma informatica per rendere l’amministrazione tecnologicamente all’avanguardia, e avrebbe dovuto formare un gruppo di persone, circa 250, che al termine del contratto sarebbero transitate nella società madre consentendo alla Regione di gestire direttamente tutti i progetti informatici. Ciò non frattempo non è avvenuto, perché su quei dipendenti selezionati è scoppiata la bufera: molti sarebbero legati a esponenti politici e nel tempo il governo regionale ha bloccato il trasferimento del personale, il cosiddetto “popolamento”. Tra le iniziative, quella dell’ex dirigente della società Emanuele Spampinato, nominato dall’ex presidente Raffaele Lombardo, che propose di popolare la società tramite un concorso pubblico.
Di contro, questo mancato passaggio del personale ha fatto di Sicilia e-Servizi una scatola vuota, che conta solo una decina di impiegati, tra cui molti dirigenti con stipendi d’oro, e tutti i progetti sono svolti dal socio privato, la Venture. I 76 dipendenti che protestano sono stati reclutati proprio dalla Venture che però il prossimo dicembre lascerà la società senza garantire il loro passaggio alla società madre. A mettere in allarme questi lavoratori è stata anche la decisione del presidente della Regione, Rosario Crocetta, che ha annunciato l’intenzione di voler chiudere Sicilia e-Servizi inviando intanto come commissario l’ex pm Antonio Ingroia, proprio per cercare di mettere ordine nella società.
“Nessuno ricorda quali siano le nostre professionalità e la nostra dedizione al lavoro – dicono i dipendenti - che ha permesso nel corso degli ultimi 7 anni alla Regione Siciliana di compiere passi da gigante nel processo di informatizzazione al quale nessuna pubblica amministrazione, che miri ad aumentare l’efficienza amministrativa e diminuire gli sprechi, può sottrarsi. Siamo 76 lavoratori che a fronte di uno stipendio medio di 1.200 euro al mese, dedicano 9 ore al giorno della propria vita, ed in molti casi anche la notte in servizi di reperibilità, ad un progetto in cui abbiamo creduto e che oggi sembra volto ad una ingloriosa fine”. I lavoratori ricordano che tra loro “sono presenti tanti ingegneri con elevata esperienza lavorativa così come tanti esperti informatici che sono stati ‘selezionati’ dai due soci privati, Atos Origin (ora Engineering)  ed Accenture. Il passaggio dei lavoratori selezionati e formati, il cosiddetto “popolamento”- ricordano -  è iniziato nel 2008 (infatti 2 dei 12 dipendenti attuali di SISE sono ex dipendenti SISEV), ed improvvisamente si è arenato per motivi a noi non noti, e seppur fosse previsto il passaggio appunto dei rimanenti dipendenti”. Secondo i dipendenti “non è previsto in alcun modo nei documenti di gara il passaggio in Sicilia e-Servizi di personale che non sia del socio privato. È proprio garantendo il solo passaggio del personale SISEV che si eviterebbero le “assunzioni in bianco“ paventate dall’assessore Bianchi”. Secondo i 76 lavoratori, trasferendoli in Sicilia e-Servizi “si rispetterebbe quanto previsto dal bando di gara evitando di incorrere in ipotesi di danno erariale per la formazione di personale poi non migrato nella società. E si permetterebbe a Sicilia e Servizi di affrontare tutte le problematiche imprenditoriali in piena autonomia gestionale ed attraverso le risorse da essa possedute in quel momento. Inoltre si garantirebbe la continuità dei servizi informatici erogati. Pertanto si chiede con urgenza il coinvolgimento dei massimi vertici della Regione Siciliana- dicono gli esperti di informatica - ai quali indirizziamo la seguente, in un tavolo di confronto con le rappresentanze dei lavoratori (sindacali e non) per affrontare le problematiche sopra descritte”.
 

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