Sicilia, Tempo libero

Cani tatuati, moda pure in Sicilia Ma gli animalisti si oppongono

La tendenza, nata negli Stati Uniti, è approdata pure in Italia con 2 mila casi segnalati all’associazione Aidaa: un centinaio nell’Isola, 70 solo a Palermo

PALERMO. Arriva la moda di tatuare i cani. Due mila i casi segnalati in Italia dall'Aidaa, circa un centinaio in Sicilia e 70 solo a Palermo. Per gli animalisti «è un esempio di maltrattamento fisico, non di amore». Richiesto al ministero della Sanità anche un provvedimento di legge che ne vieti la pratica.
Nato negli Stati Uniti qualche anno fa, sembra che il fenomeno stia prendendo campo anche in Sicilia e in tutto il Paese. È la mania di far tatuare il proprio cane. «Sono diverse le segnalazioni che tutti i giorni riceviamo al nostro sportello dedicato alle denunce di reati contro gli animali, inoltrateci da parte di persone che, inorridite, ci mandano fotografie di cani di piccola e media taglia rasati e tatuati su buona parte del corpo», spiega Lorenzo Croce, presidente di Aidaa, l'Associazione italiana difesa degli animali ed ambiente. Anche qualche siciliano sembra averci preso gusto, infatti, solo negli ultimi due mesi, sui 2 mila casi segnalati, il 5 per cento proviene dalla Sicilia e di questo, la maggior parte, 70 circa, dal capoluogo. Ad essere tatuati sono soprattutto cani di piccola e media taglia, di solito a pelo raso o corto: pinscher, carlino, bull dog, boxer e chihuahua, quelli più numerosi. «Dorso, pancia e zampe sono le parti del corpo che con più frequenza vengono tatuate», precisa Lorenzo Croce. Così, si va dai disegni orientali e tribali ai pois o fiocchi colorati sino a quelli che riproducono lo stesso tattoo del proprietario. Solo che, a differenza di quest'ultimo, il cane non ha poi molta possibilità di scelta.
La prima a lanciare questa moda pare sia stata l'americana NAPCG (National Association of Professional Creative groomers), che ha messo in mostra delle foto di cani tatuati su varie parti del corpo completamente rasate. In questo caso, però, non si parla di veri e propri tatuaggi fatti con aghi, ma con un aerografo, che con un pencil colora la pelle dell'animale. Ma non tutti, in realtà, ricorrono a metodi indolore, tanto che «in alcuni Stati americani - sottolinea Croce - questa pratica è stata vietata o sta per esserlo. In Italia, in linea di principio, la legge non proibisce di tatuare i cani, sempre che i tatuaggi siano eseguiti con colori e coloranti naturali; questo però non tiene conto del fatto che tatuare un cane vuol dire infliggergli dolore fisico. Si tratta insomma di una forma di maltrattamento e pure inutile». Non sono tanto gli effetti sulla salute, dunque, che preoccupano gli animalisti e i cittadini contrari, poiché «prima del microchip, il cane veniva tatuato per riconoscerlo e in ogni caso va anestetizzato o sedato», ma è piuttosto il fatto che «il tatuaggio è una scelta imposta dal padrone: è prevaricazione dell'uomo sull'animale».
Sulla base di queste posizioni, l'Aidaa si è rivolta al Ministro della Sanità per chiedere che venga applicato un provvedimento di legge che vieti in modo esplicito i tatuaggi sui cani e «chiediamo piuttosto che tale pratica venga considerata un reato di maltrattamento da inserire nell'articolo 544 del codice penale».

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