Guai con la legge, 40 ex Pip messi alla porta

PALERMO. Ha concesso loro una seconda possibilità per rimediare agli errori del passato, ha lanciato l’ultimatum, ma adesso la Regione siciliana ha deciso di passare dalle parole ai fatti: per una quarantina dei tremila precari «ex Pip» di Palermo, che si sono messi nei guai con la giustizia, non sarà erogato più alcun sussidio. All’inizio della prossima settimana il governo dovrebbe notificare i provvedimenti formali: un nutrito gruppo di lavoratori potrebbe dire addio ad un assegno che in media si aggira sui mille euro al mese. Il motivo è presto detto: nella finanziaria approvata dall’Ars alla fine di aprile, nella quale erano stati stanziati 24 milioni di euro per questa platea di precari, il Parlamento ha inserito una clausola ben precisa che stabilisce che «l’assegno di sostegno al reddito non è erogato nelle ipotesi in cui si rendano responsabili di azioni contrarie all’ordine pubblico e/o al patrimonio e/o alle persone». La platea degli ex Pip ha origine alla fine degli anni Novanta col progetto Emergenza Palermo. Dentro ci sono disoccupati di lungo corso, ex detenuti, disoccupati, ex alcolizzati ed ex tossicodipendenti. Il progetto prevede il loro reinserimento in società, la possibilità di riscattarsi. Questa platea intanto si allarga e i costi lievitano nel tempo, arrivano a 50 milioni l’anno. Nel 2010, col governo Lombardo, gli ex Pip transitano dal Comune alla Regione. Nasce una cooperativa, la Social Trinacria Onlus, con contratti a tempo indeterminato per sfruttare sgravi fiscali e un progetto triennale. Si occupano di lavori di pubblica utilità, come manutenzione, giardinaggio, e operano nei posti più disparati, dagli uffici dei dipartimenti regionali a tribunale e prefettura.
Al suo insediamento il presidente Crocetta denuncia però anomalie nel rapporto tra cooperativa e Regione e decide di stabilire regole chiare: i precari vengono licenziati e viene previsto un sussidio da un migliaio di euro al mese erogato tramite l’Inps. Viene anche scritto un articolo che prevede regole ferree per chi viola la legge. Perché tra quei 3.052 lavoratori c’è di tutto. Il governo scopre precari ai domiciliari che ricevono l’indennità, una decina di persone che sarebbero accusate di reati di mafia, precari con la partita Iva che si dichiarano in condizioni disagiate. Ci sono pure laureati, ma è contro i facinorosi, «circa 200» sostiene Crocetta, che il governo interviene. Vuole isolarli e minaccia: «Non dialogherò più con chi attacca la polizia e subisce pressioni mafiose». Seguono giorni di tensione durante e dopo il varo della Finanziaria, che portano a una decina di denunce e all’arresto di uno dei precari. Intanto, è storia di questi giorni, arriva il via libera da Bruxelles al piano di azione, che sblocca un fiume di denaro da Roma destinato alla Sicilia. Il governo, in attesa dello stanziamento, anticipa 20 milioni destinati agli ex Pip, ai quali aggiunge 4 milioni del proprio bilancio. Fanno 24 milioni che dovrebbero garantire i lavoratori anche oltre il 2013. E in questi giorni, annuncia la dirigente del dipartimento regionale Politiche sociali, Maria Antonietta Bullara, sono stati immessi in servizio 400 ex Pip. Per una quarantina di lavoratori, però, da martedì potrebbe arrivare invece la revoca del sussidio. 

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