Controlli, riforme e chiacchiere

La burocrazia non ha sviluppato anti-corpi contro la corruzione e i presidi che c’erano sono stati smantellati. La vigilanza è passata direttamente agli uffici senza più interventi esterni

Un’altra retata a Palermo. In carcere sono finiti politici, dipendenti pubblici, imprenditori. L'accusa prevalente è sempre la stessa: corruzione. Un fenomeno che, come denuncia la Corte dei Conti, ormai ha assunto dimensioni «sistemiche» in Italia.
Vuol dire che il malaffare non ha più confini: è come un virus che sta infettando tutto il Paese. Una epidemia che, come acqua avvelenata, inquina tutti i pozzi. I danni provocati alla collettività sono enormi. In gioco c’è la stessa democrazia visto il distacco progressivo fra il cittadino e le istituzioni.
Certo non sappiamo come andrà a finire l’indagine. Tante volte abbiamo visto accuse che sembravano corazzate finchè cullate sui tavoli di alcune Procure diventare, in aula, di panna montata. Dunque prudenza. Tuttavia una cosa la possiamo dire con chiarezza e senza temere smentite: a provocare questi terremoti è la mancanza di controlli. Una grave falla causata, in gran parte, dallo smantellamento dei sistemi di vigilanza amministrativa. La burocrazia non ha sviluppato anti-corpi contro la corruzione e i presidi che c’erano sono stati smantellati. La vigilanza è passata direttamente agli uffici senza più interventi esterni. La stessa Corte dei Conti, priva di poteri adeguati, è costretta a limitare la propria attività quasi soltanto al lavoro di denuncia e di testimonianza.
Così l’unico elemento di contrasto alla corruzione è la giustizia ordinaria. Si parla spesso di invadenza della magistratura. In tantissimi casi le critiche sono più che giustificate. Tuttavia perdono legittimità se le funzioni di controllo vengono totalmente delegate ai giudici. Se la pubblica amministrazione non riesce a sviluppare sistemi di vigilanza e se la politica non trova argine alla corruzione. Quale altro potere dello Stato può rompere l’intreccio mortale oltre la Procura della Repubblica? Purtroppo questo fiorire di scandali diventa un veleno per la stessa democrazia. Ecco perché servono interventi urgenti con proposte concrete.
Non sono certo d’aiuto le chiacchiere di tante anime belle che lanciano feroci condanne contro la corruzione. Peccato che siano solo parole. Mai una volta che capiti di ascoltare suggerimenti concreti sui controlli da effettuare o sui paletti da costruire. Accigliate riflessioni sulla decadenza dei tempi. Chiacchiere. Sempre chiacchiere. Solo chiacchiere. Nel frattempo i ladri con il colletto bianco continuano a rubare. Sperando di sfuggire alle guardie con tocco e toga. Le uniche che temono.

FONDI@GDS.IT

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