Rc auto care al sud, un vero scandalo

Vola il costo dell’assicurazione auto mentre il mercato delle quattro ruote crolla ai livelli minimi degli ultimi vent’anni. Fra le due notizie non c’è un collegamento immediato perché molti sono i fattori che bloccano le nuove immatricolazioni. Gioca un ruolo la crisi economica generale, il caro-benzina, i pedaggi autostradali e la molteplicità di balzelli che ha trasformato l’auto in una mucca da cui lo Stato non smette mai di trarre alimento.
Un rilievo ce l’ha anche il costante incremento dell’RcAuto. E quanto sia forte lo squilibrio rispetto agli altri Paesi europei lo dice la relazione annuale che Giovanni Pitruzzella, il giurista palermitano alla guida dell’Autorità Antitrust, ha inviato al Parlamento. «Il premio medio in Italia è più del doppio di quello pagato in Francia e Portogallo, supera quello tedesco dell'80% e quello olandese di quasi il 70%». E in Sicilia e al Sud le tariffe sono ancora più pesanti.
Un vero scandalo che certo non si spiega con i differenti modelli di copertura. E allora? La spiegazione è semplice: le regole della competizione da noi funzionano meno che altrove. Non a caso gli sceriffi della concorrenza sono intervenuti più volte in questa materia. L’ultima appena una settimana fa con un’indagine che ha coinvolto le otto principali compagnie d’assicurazione che operano in Italia (tre sono straniere). L’accusa è proprio di essersi accordate per ostacolare la concorrenza. C’è da dire che il problema non riguarda solo le polizze. Ci sono problemi anche nei trasporti, nel servizio postale, nell’energia. Tutti settori nei quali la competizione non funziona o funziona male. Questo consente alle imprese del settore di fissare prezzi più alti di quelli che il mercato consentirebbe se fosse lasciato in condizioni di funzionare. I costi aggiuntivi vengono posti a carico dei consumatori. Ecco perché, alla fine, la tutela della concorrenza smette di essere un problema economico per diventare un tema politico. La parità di condizioni sul mercato è l’espressione migliore della democrazia. Impresa e consumatore sul piano di parità a dispetto dell’enorme disparità di potere. In un mercato di libera competizione le differenze si annullano. Per il produttore l’obbligo di offrire la soluzione migliore al prezzo più conveniente. Per il cliente la libertà assoluta di scegliere. Non è certo un caso se sistemi politici più efficienti si collocano negli stessi Paesi che con più tenacia difendono le regole della concorrenza.

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