Sicilia, Sport

Addio a Gonzalez, quel trionfo di 62 anni fa e il pianto di Ferrari

Il Drake lo chiamò per caso ma lui superò Fangio e l’Alfa. Quel giorno a Silverstone nacque il mito del Cavallino

Ad averla vista dal vivo, quella Ferrari che sfrecciava davanti all'Alfa di Fangio, adesso sono rimasti davvero in pochissimi. Non c’è neppure più lui, Josè Froilàn Gonzalez, a potere raccontare di quel giorno in cui portò per la prima volta il Cavallino davanti a tutti.
Per chi resta, per tutti quelli che la Ferrari la amano, quell'immagine in bianco e nero di un pilota grassoccio con le braccia al cielo è come la foto di un battesimo. L'immagine sacra da cui tutto ha avuto inizio. Anno 1951, 14 luglio, un sabato, pista di Silverstone nel sud dell'Inghilterra. Ci vuole una musica romantica e antica, un tango, per raccontare l'impresa di un pilota argentino salito per caso su una Ferrari e che al Cavallino regalò la prima vittoria in Formula 1 (il campionato del mondo era nato ufficialmente nel 1950).
Non doveva correre Josè Froilàn Gonzalez in Inghilterra: «Le quattro Ferrari disponibili - ricorderà anni dopo in un raro racconto a sua firma - erano destinate a Taruffi, Ascari, Villoresi e Serafini. Ma quest'ultimo si infortunò alla Mille miglia e così si aprì per me la grande opportunità di Silverstone». E si spalancarono le porte della storia: perché il primo nome che si legge accanto alla prima vittoria Ferrari resterà per sempre quello, Josè Froilàn Gonzales. Succederà altre 221 volte nei successivi 61 anni ma sono tutte una conseguenza. Ci saranno Lauda, Villeneuve e Schumacher ma tutto inizia da Froilàn Gonzalez.
L'argentino salì a bordo di una Ferrari 375 (una quattro litri e mezzo aspirata) pronto a sfidare la mitica Alfa 159 con compressore di Fangio e fece subito la pole position in 1'43".1: «Fui il primo - ricorderà anni dopo - a superare le cento miglia su quel circuito». La gara fu bellissima: «Andai in testa subito - è il racconto di Gonzalez - ma al quindicesimo giro il maestro Fangio mi superò. Il duello era al limite e al trentesimo giro avevamo doppiato quasi tutti i nostri avversari, girando attorno ai 155 chilometri all'ora di media. Il motore rispondeva perfettamente, una meraviglia, e così al trentanovesimo giro riuscì a superare Fangio». Non lascerà più il comando della corsa, Gonzalez, in fuga verso la leggenda. L'unico ostacolo fu il cambio delle gomme. L'argentino lo ricorda così: «I ragazzi della Ferrari hanno fatto un miracolo. Le hanno cambiate in 29 secondi (oggi il pit stop non supera gli 8 secondi, ndr)».
Come il primo uomo sulla Luna, ha passato gli anni successivi a raccontare questa storia, la sua storia, che è la storia della Ferrari. Andava in giro per le piste di tutto il mondo sempre riconosciuto per quella sua caratteristica testa un po’ più grossa del consueto che gli costò il nomignolo di El Cabezon. Stemma del Cavallino sempre sul petto, abbracci con tutti gli uomini in rosso, patriarca fra i fedeli di un mito. E anche davanti a campioni dell’era tecnologica come Berger, Schumacher e più avanti Alonso, c’era sempre un passaggio di quel racconto che lo proiettava nella favola.
Era un'epoca di cavalieri romantici. E quel giorno del luglio del 1951 Alberto Ascari, caposquadra Ferrari in lotta per il Mondiale, si era appena ritirato, quando Gonzalez entrò ai box e istintivamente scese dalla macchina per lasciarla al suo caposquadra (all'epoca era consentito). Ma Ascari non volle privare il compagno di quel successo tanto meritato. Gli fece cenno di proseguire e Gonzalez portò la Ferrari alla prima vittoria in due ore 42 minuti e 18 secondi (oggi a Silverstone si vince in un’ora e mezza scarsa). Guardò la bandiera a scacchi, Froilàn Gonzalez. E alzò la mano verso l’eternità.
Anni dopo l'argentino ricorderà: «La bandiera a scacchi fu l'attimo più bello della mia carriera. E resta indimenticabile l'incontro con Enzo Ferrari, mi regalò un bellissimo orologio che aveva messo in palio per il primo suo pilota che avesse superato l'Alfa». Quell'Alfa che era stata per Ferrari il primo amore, la scintilla da cui era partita la sua passione. La Casa con cui il Drake aveva iniziato l'attività sportiva ma da cui era stato licenziato per le sue idee troppo innovative nel 1939 e su cui in quel 14 luglio del 1951 si prendeva la rivincita. Un sottile piacere che il fondatore del Cavallino volle suggellare con un annuncio a pagamento sulla Gazzetta dello Sport: «Una macchina italiana, nuova, realizzata in dieci mesi da una famiglia artigiana, ha consacrato la via del vero progresso tecnico». Molti anni dopo Ferrari scriverà in un libro di memorie: «Quando Gonzalez si mise dietro l'intera squadra Alfa piansi, ma mescolai alle lacrime di entusiasmo anche lacrime di dolore. Perchè quel giorno pensai: oggi ho ucciso mia madre».
Gonzalez vincerà in Formula 1 solo un’altra volta, ancora a Silverstone 3 anni dopo e nello stesso 1954 riuscì a vincere anche la 24 ore di Le Mans. Ma soffrirà per tutta la carriera l’estro di Fangio. Negli anni in cui corse in F1 fu sempre il secondo argentino. Ma nella storia è per sempre il primo di tutti. Il primo a spingere il Cavallino oltre l’ostacolo. E forse ha un senso che se ne sia andato a 90 anni, un sabato pomeriggio nella sua casa di Buenos Aires, lontano dai riflettori mentre il mondo dell’automobile si prepara a tornare in pista e la Rossa ha bisogno di un’altra rivincita. Nella sua Silverstone.Accanto al titolo, il momento in cui Froilàn Gonzalez taglia il traguardo a Silverstone il 14 luglio 1951. 

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