Sicilia, Editoriali

Tutti al proprio posto per un mondo nuovo

Per celebrare la beatificazione di don Puglisi, centinaia di lenzuoli coprono i balconi di Brancaccio. E dipingono di bianco lo spazio delle cronache nere che raccontano l’assassinio di uno straordinario martire. Una bella combinazione di date ha visto incrociarsi i giorni della memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino con quelli di padre Puglisi che muove verso la santità. Uomini che su fronti diversi contro la mafia, consapevolmente, hanno dato tutto. Senza temere nulla. Così Palermo si popola di folle gioiose: uomini, donne, bambini che vestono magliette coloratissime e si avvolgono in non meno colorate bandiere. Sono giorni di festa che mostrano al mondo le bellezze di una Sicilia di cui spesso ci si dimentica. Ma il modo peggiore di vivere la motivata euforia di queste ore sarebbe il rifiuto della riflessione.
Pubblicavamo ieri nove pagine per raccontare la vita e il pensiero di un prete che cambiava il suo mondo sorridendo e parlando. Semplicemente, predicava piccole verità. Ma colpiva interessi grandi come macigni. Come dimostrano i racconti dei pentiti, che potete leggere a pagina 4, le sue parole persuadevano, colpivano l'anima, suscitavano emozioni. Formavano coscienze nuove. Adesso, pensando sui suoi scritti, ci accorgiamo come un grande uomo di Chiesa è un riferimento per tutti. Laici e chierici. Per tutti, anche per i non credenti. Scriveva Puglisi: «È importante parlare di mafia, soprattutto nelle scuole, per combattere la mentalità mafiosa». Ma aggiungeva: «Non ci si fermi alle denunce, ai cortei, alle proteste. Tutte queste iniziative hanno valore ma se ci si ferma a questo livello, sono soltanto parole. E le parole devono essere confermate dai fatti». Ecco il punto, i fatti.
Valutando i fatti, ricordando martiri e combattenti nella difficilissima guerra contro la mafia, si è oggi ad un bilancio di luci e ombre. Nulla è come prima, certo. La mafia militare si può dire sconfitta, i grandi latitanti sono ormai in galera, i tentativi di rigenerazione sono visibili ma faticosi, gli omicidi si contano ormai sulle dita di una mano, il livello di sicurezza complessivo è aumentato. Ma ci sono ancora misteri da svelare, verità giudiziarie incerte, percorsi ancora bui difficilmente visibili dietro deboli verità ufficiali. Negli sviluppi della società civile il bilancio è analogo. Importanti movimenti, in primo luogo Addiopizzo, hanno liberato gruppi cospicui dal terrore del pizzo, portandoli alla denuncia e alla rottura di vecchi schemi. Ma siamo ancora a quantità non esaltanti. Come spesso ricorda Francesco Messineo, procuratore di Palermo, gli estorti che denunciano sono già decine e decine ma non ancora centinaia. Nelle scuole della periferia di Palermo, non meno che in quelle del centro, crescono dibattiti e seminari sulla mafia così come i cortei e le proteste cui fa cenno don Pino Puglisi. Ma si è lontani dalle denunce organizzate e concrete di episodi specifici di illegalità che moltitudini di palermitani osservano ogni giorno, nelle scuole, nei quartieri, nei tanti spazi di degrado che accerchiano le città dell'Isola. Qualche settimana fa, allo Zen, dei residenti uscivano dall'omertà e denunciavano gli autori di una delle tante incursioni nella scuola Sciascia. Non era mai accaduto. Svolte come quelle valgono molto più di un corteo.
I fatti, diceva don Puglisi, i fatti. Allora riflettiamo pure su un dato. Il crimine organizzato e il malaffare pervadono ancora l'amministrazione pubblica e le istituzioni. La colpa primaria è della politica, certo. Si è ancora ad una gestione della cosa pubblica dominata da gruppi di interesse e cordate. E mancano riforme forti in grado di organizzare i rapporti tra istituzioni, economia e cittadini, in base alle regole della trasparenza e del merito. Ma quante complicità la politica obliqua dei favori e dell'appartenenza trova in moltitudini di beneficiari che, in nome dell'interesse proprio, oppongono resistenze enormi e irriducibili a ogni innovazione? Anche nella politica, è vero, vediamo talora cenni di novità e spinte alla rottura dei vecchi schemi. Ma sembrano accelerazioni e brusche frenate, cammini contorti e passi perduti.
Ricordando oggi Puglisi, ciascuno deve sapere interrogare se stesso. Per non dimenticare, come lui chiedeva di fare, che «tutti, ciascuno al proprio posto, siamo i costruttori di un mondo nuovo». Ciascuno di noi ha qualcosa di piccolo da fare, rinunciando al proprio comodo quando questo è indebito, denunciando il delinquente che si vede operare nell'illecito, rispettando le regole anche quando sono scomode. Così i piccoli gesti possono determinare grandi svolte. Anche questo ci ha insegnato don Pino Puglisi. Il predicatore instancabile che sorrise al suo assassino. Preoccupiamoci tutti, non solo oggi, di fare di tutto perché le sue prediche non siano inutili e vane.

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