Beni culturali, scure su musei e dirigenti

Piano di riordino dell’assessore Sgarlata: il dipartimento era trattato come un poltronificio

PALERMO. Una giungla di uffici, una pletora di 305 dirigenti, un sistema di parchi senza confini, non delimitati, con i dirigenti che non conoscevano neanche l'estensione dell'area di loro competenza. «Re senza regni» li ha chiamati l'assessore regionale ai Beni culturali, Maria Rita Sgarlata, che da quando si è insediata ha fotografato un quadro di sprechi e inefficienze. Il nuovo assessore siracusano ha scoperto una sorta di poltronificio, dove ogni stanza era buona per erigerla a museo e piazzarci un dirigente. Così è nata la maxi riforma della struttura: intanto tramite una legge saranno riordinati i parchi e gli uffici corrispondenti, che in totale passeranno da 26 a 18. Poi la scure calerà su una ventina di strutture intermedie e tutta una serie di musei che passeranno sotto la gestione delle soprintendenze, e addio organi amministrativi.
Il piano attende solo il sì della giunta, ma il riordino dei Beni culturali, struttura elefantiaca che conta 3.600 dipendenti, di cui 400 dirigenti, è di certo una priorità del governo guidato da Rosario Crocetta. Così, dopo la rivoluzione alla Formazione e al Territorio, con la rotazione dei dipendenti, adesso è il turno dei Beni culturali. Del resto, già l'ex assessore Antonio Zichichi aveva annunciato all'Ars una «riorganizzazione necessaria», per via di «una gran mole di personale mal utilizzato e distribuito, di costi alti ed entrate basse».
A quanto ammonta il risparmio, al dipartimento dei Beni culturali non l'hanno ancora quantificato. Anche perché a parte alcuni prepensionamenti, la maggior parte dei dirigenti trasferiti resteranno in carico nello stesso ramo. Di certo verranno meno molte spese di funzionamento e i Beni culturali ne guadagneranno in efficienza. L’assessore Sgarlata a riguardo ha attaccato l’ex governo Lombardo e il decreto dell’ex dirigente Gesualdo Campo, che invece di snellire la struttura l’avrebbe «appesantita». Tanto che oggi il dipartimento conta «72 tra aree e servizi e 302 unità operative, tra cui 26 Parchi, 4 Musei archeologici regionali, 7 Musei interdisciplinari, 2 Musei regionali». Una giungla di uffici che, secondo la Sgarlata, «rispondeva da una parte alle liturgie clientelari di sempre, dall'altra alla logica devastante del divide et impera».
Il piano è già partito con l’istituzione per legge di quattro parchi: Naxos, Himera, Selinunte e Cave di Cusa, Segesta, che si aggiungono al parco della Valle dei templi, già istituito per via giuridica. Gli altri 13 parchi, ha ricordato il dirigente generale Sergio Gelardi, saranno ufficializzati dopo che saranno tracciati i confini e saranno espletati gli iter previsti dalla legge. Ma dei 26 parchi in funzione, istituiti nel tempo tramite atti amministrativi, otto cesseranno di esistere. Sono il parco archeologico di Sabucina e Capodarso nel Nisseno, quello della ceramica a Catania, dove scompariranno pure il parco Valle del Simeto e quello della Valle dell’Aci, il parco minerario Floristella a Enna, quello dei Nebrodi occidentali a Messina, il parco della zolfara di Lercara Friddi nel Palermitano e quello archeologico di Pantelleria. Queste aree escluse dovrebbero tornare in capo alle soprintendenze. La scure calerà anche sugli uffici, che scenderanno da 377 (72 servizi e 305 unità operative) a 326 (56 servizi e 270 unità operative). In pratica una cinquantina di dirigenti andrà a fare altro. A rischio anche 23 strutture intermedie con relativi organi amministrativi e poi tutta una serie di musei «che con aggravio dei costi - ha attaccato ancora l'assessore - e con forti perplessità dal punto di vista della razionalità e funzionalità, erano stati elevati a Servizi, in modo del tutto automatico senza una preventiva verifica delle condizioni che ne legittimassero l'avvio». Toccherà alla giunta approvare il piano. «Il nuovo assetto - spiega l’assessore - risponderà a reali esigenze e attività, superando la frammentazione, promuovendo invece l'integrazione e il coordinamento tra gli uffici, al fine di assicurare il rispetto dei parametri di efficienza, efficacia ed economicità dell'azione amministrativa».

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