Sicilia, Editoriali

Se a Palermo non c’è Concordia

Un decreto favorisce Piombino per i lavori sul relitto. Una vittoria della lobby raggruppata intorno all’amministrazione regionale toscana

Il Cantiere Navale di Palermo rischia l’esclusione dai lavori di demolizione del relitto della Costa Concordia. La scelta pare ormai definitivamente caduta su Piombino. Non a caso il governo Monti, nella sua ultima seduta del 24 aprile, ha stanziato 90 milioni per dotare il bacino toscano delle infrastrutture necessarie.
Uno spreco? Probabilmente. Una vittoria della lobby raggruppata intorno all’amministrazione regionale toscana? Assolutamente sì. Non c’è infatti, nessuna ragione per scegliere Piombino. Non ha le attrezzature né la vocazione. L’unico vantaggio è rappresentato dalla vicinanza. Non a caso le sue banchine sono state utilizzate come base per il recupero. Per la demolizione, però, non ha nessuna specificità. E nemmeno la struttura di cui deve ancora dotarsi. Serviranno tre anni. Nel frattempo che si fa della carcassa che non può restare per la seconda estate consecutiva al Giglio? La mettiamo in garage.
C’è solo un cantiere in tutto il Mediterraneo in grado di demolire quel relitto ed è quello di Palermo. Anni di sacrifici degli operai e di investimenti di Fincantieri hanno specializzato il bacino siciliano. Nel campo delle riparazioni e delle demolizioni non ha rivali. Non è un caso che proprio da Palermo sono partiti alcune componenti fondamentali per il recupero della Costa Concordia. Vale a dire gli enormi cassoni metallici che, come giganteschi salvagenti, permetteranno al relitto di galleggiare. Poi verrà rimorchiato. Con ogni probabilità verso Piombino. Con la stessa tecnica potrebbe arrivare a Palermo. Più distante certo e con qualche rischio legato alle condizioni del mare. Tuttavia non è qui il problema. Gli interessi lobbistici e politici della Toscana paiono prevalere. È passato un paradigma discutibile. Il relitto va smaltito in Toscana come “risarcimento” per i guasti provocati alla regione dal naufragio. Non è chiaro quale bilanciamento possa esserci fra i danni causati dall’imperizia del comandante Schettino e il lavoro di demolizione. Trattandosi di turismo sarebbe stato più logico chiedere alla Costa Crociere di aumentare i passaggi nei porti toscani. Palermo, invece, rischia di perdere commesse per circa 300 milioni che darebbero lavoro a trecento persone. Dovrà pagare, però, la sua quota di tasse per finanziare il rifacimento del porto di Piombino. Il danno e la beffa. FONDI@GDS.IT

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