Regione, stretta sulle assenze per malattia

Il governatore Crocetta annuncia un accordo con l'Asp per avere visite fiscali a costo zero per l'amministrazione regionale

PALERMO. «La Regione intensificherà i controlli contro le assenze dovute a malattia»: lo affermano in una nota il presidente della Regione, Rosario Crocetta e l'assessore alla Funzione pubblica, Patrizia Valenti, che ieri è stata ospite a Tgs durante la prima edizione del notiziario.
«Stiamo lavorando con l'Asp - spiegano Crocetta e Valenti- per riuscire ad avere le visite fiscali a costo zero per la Regione. Questo grazie all'utilizzo di medici del servizio sanitario, appositamente dedicati a tale scopo. Ciò comporterà un consistente risparmio di spesa per il settore pubblico e sopratutto un notevole snellimento delle procedure amministrative».
Il governo regionale prova così a limitare il fenomeno delle assenze per malattia tra i 17 mila regionali, in aumento nei primi tre mesi dell'anno, ma contesta i dati. Il boom è emerso dal monitoraggio costante degli uffici: ogni mese viene elaborata una tabella dove sono indicate le assenze per malattia, quelle per altri motivi (ad esempio per accudire familiari infermi grazie alla legge 104) e il numero dei dipendenti di riferimento. Il governo sostiene però che «il numero dei dipendenti risulta variabile poiché da un lato non tutti i dipartimenti erano registrati sul sito nel quale vengono immessi i dati sulla rilevazione, e dall'altro, il numero dei dipendenti oscilla per i naturali pensionamenti». Ciò è accaduto in realtà fino ad aprile dello scorso anno, quando i dati erano raccolti su circa 12 mila dipendenti. Ma dallo scorso maggio, grosso modo i dati vengono rilevati su una media mensile di 15 mila dipendenti, di sicuro più rappresentativa.
Da gennaio a marzo sono così emerse 57.750 giornate non lavorate, rispetto alle 47.385 rilevate nell'ultimo trimestre del 2012. Un incremento che supera di poco il 20 per cento. Il governo però sostiene che il confronto tra i due periodi va fatto in termini percentuali, ovvero rapportando il numero di dipendenti presi in esame con le assenze. Secondo questo calcolo, afferma il governo, «il rendiconto tra il 2012 e il 2013 resta sostanzialmente immutato, anche se con un piccolo decremento registrato tra i mesi di gennaio e febbraio dei due anni». Questo decremento riguarda però la «media complessiva delle assenze» di ogni dipendente e comprende sia quelle per «altri motivi» sia quelle per malattia, che però sono oggettivamente aumentate. A febbraio, ad esempio, le assenze hanno sforato quota ventimila, soglia mai superata da almeno due anni a questa parte. Probabilmente per questo motivo, se da un lato il governo sostiene che «in termini di confronto percentuale, il rendiconto tra il 2012 e il 2013 resta sostanzialmente immutato», dall'altro lato annuncia una stretta sulle assenze per malattia.
Intanto i sindacati insorgono in difesa dei lavoratori. «Questi numeri - scrivono i Cobas-Codir e Sadirs - non dimostrano assolutamente un aumento di assenze. Anzi, al contrario, vista l'età media dei dipendenti, 55 anni, provano un attaccamento al dovere da parte di chi, ogni giorno deve fare i conti con i propri malanni, quelli dei propri anziani genitori, per chi li ha ancora, e con i problemi dei figli quasi tutti, ormai, in età lavorativa».
Quindi i sindacati criticano i dirigenti per non avere difeso i dipendenti e parlano di «argomentazioni utili ad alimentare una campagna d'odio per sparare a zero contro i regionali, già utilizzate dall'assessore Ilarda e dalla Chinnici. Tutto ciò - concludono - per distrarre l'opinione pubblica dalle vere magagne, a cominciare dai mancati tagli ai benefici e privilegi della casta».

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