Gela, problemi attracco navi: produzione a rischio

Gli ormeggi non sono al momento disponibili e così le maxi petroliere non scaricano, ma per mantenere la raffineria non bastano i giacimenti locali. I sindacati denunciano 2.500 posti di lavoro in pericolo

GELA. Alla raffineria di Gela si sta per completare il rientro dei 400 dipendenti collocati, un anno fa, in cassa integrazione; stanno per essere avviate le due linee di produzione fermate per 12 mesi ma i sindacati confederali esprimono forti preoccupazioni perchè presto potrebbe venire a mancare il petrolio. Per mantenere in marcia lo stabilimento, infatti, non bastano i giacimenti locali, occorrono grandi quantità di greggio, che a Gela arrivano con le super petroliere che attraccano al campo-boe, ovvero a oltre sei km dalla costa. Ma questi ormeggi non sono al momento disponibili per il protrarsi delle difficoltà operative riguardanti il servizio obbligatorio dei rimorchiatori d'altura al porto-isola.
Si deve attendere, infatti, l'aggiudicazione del nuovo appalto europeo, già bandito dalla Capitaneria, essendo il vecchio contratto scaduto e avendo l'ex ditta titolare lasciato
il porto. Un incarico straordinario sta tamponando la situazione ma solo per il traino di navi leggere. La legge è categorica: se non ci sono i rimorchiatori adeguati le maxi petroliere non
scaricano. La direzione della raffineria ha informato oggi i sindacati che è stata costretta a modificare il programmato arrivo di una nave da 80.0000 tonnellate di greggio. I sindacati
hanno rivolto un appello «alle istituzioni interessate affinchè intervengano per evitare che la precarietà del sistema porti al blocco degli impianti subito dopo il loro riavvio, con rischi di un disordine sociale che comprometta l'ordine pubblico». Sono a rischio 2.500 posti di lavoro tra diretto e indotto, con pesanti conseguenze sull'economia di Gela e della Sicilia.

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