Scandalo «matrimoni facili»: nei guai per favoreggiamento

Nozze «combinate» per 5 o 10 mila euro per ottenere permessi di soggiorno

CALTANISSETTA. Matrimoni «combinati» per garantire il permesso di soggiorno a clandestini. Un giro assai lucroso - il finto sposalizio costava dai cinquemila ai diecimila euro - smascherato dalla procura di Modica e che ha toccato mezza Sicilia, compreso il capoluogo nisseno. In città sarebbero quattro i coinvolti nell’inchiesta che ha investito cittadini stranieri che avrebbero un po’ gestito l’«affaire», ma anche una ventina di siciliani che si sarebbero prestati al gioco.
E alla fine, per tutti, la procura modicana ha chiesto che siano processati per favoreggiamento illegale dell'immigrazione clandestina e falsità ideologica. Reati che, secondo i magistrati, si sarebbero consumati attraverso nozze «organizzate» ad arte così da consentire prevalentemente a maghrebini in scadenza di permesso di soggiorno il rinnovo automatico del nullaosta. Sanando, attraverso un regolare rapporto coniugale - regolare solo sulla carta - la loro posizione nei confronti della legge italiana. Sì, perché sposandosi avrebbero automaticamente acquisito il diritto a rimanere. Scrollandosi di dosso quello scomodissimo status di clandestini così da non essere più perseguiti dalla legge. A muovere le fila dell’organizzazione sarebbero stati extracomunitari che, però, si sarebbero poi appoggiati a compiacenti siciliani e, tra loro, anche nisseni. Che si sarebbero resi disponibili per matrimoni agli occhi della legge italiana regolari. Ma nel concreto fasulli.
Un caso emblematico, in tal senso, era stato scoperto dagli inquirenti nella fase embrionale dell’indagine. Con un siciliano che aveva sposato una donna marocchina e che ai magistrati, nel momento in cui è stato sentito, ha riferito di averla conosciuta su un sociale network e di averla poi sposata dopo un viaggio a Marrakech. E fin qui nulla di sconvolgente. Ma grande è stato il suo imbarazzo nel momento in cui, su esplicita domanda, lo stesso non è stato in grado di riferire ai pm né come si chiamasse la moglie, nè la data in cui si erano sposati, né tantomeno aveva un recapito di lei. È stato uno di quei casi estremi che ha un po’ il significato, per l’accusa, di quella che è indicata come la quadratura del cerchio. E di situazioni più o meno eclatanti ne sarebbero saltate fuori tante altre. E alla fine sono stati trentasei, in questo secondo troncone d’indagine, i coinvolti nello scandalo per i quali la procura ha chiesto l’apertura di un procedimento per falso ideologico e favoreggiamento.

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