Se anche nei politici c’è saggezza

È pienamente condivisibile il programma presentato dai dieci saggi al presidente Napolitano. Disegna un Paese moderno, più flessibile, meno burocratizzato. C’è solo un problema: a svolgerlo non potrà essere un governo di pochi mesi. Serve, almeno, una legislatura. Troppo grandi e troppo impegnative sono le riforme proposte per poter essere liquidate in pochi mesi. Si comincia con il cambiamento istituzionale.
Forte diminuzione per i parlamentari. Il Senato cambia pelle e diventa l’organo di rappresentanza delle Regioni. Perde però parecchio potere. A cominciare dal fatto che non sarà più chiamato a votare la fiducia al governo. I saggi propongono anche il cambio della legge elettorale (ma questo ormai era evidente a tutti) e importanti novità sui giudici (a cominciare dall’attribuzione della responsabilità civile). Un capitolo è stato dedicato al mercato del lavoro, proponendo il ripristino di forme di flessibilità che la riforma Fornero aveva sbiadito. In tempi di crisi il contratto a tempo determinato è l’unica possibilità di far ripartire l’occupazione. Altrimenti si blocca tutto.
Insomma quello delineato dai saggi è un progetto complessivo di modernizzazione su cui il Paese può riconoscersi. Cadono così le critiche che erano state rivolte a Napolitano (avallate anche da incaute dichiarazioni di qualche membro del collegio). Non è vero che la commissione è servita solo a riempire un vuoto temporale per far decantare la tensione fra i partiti. Ha svolto il suo lavoro con coscienza e professionalità, lasciando al Paese un’elaborazione programmatica da cui, d’ora in avanti, non si potrà più prescindere.
Ma l’intervento arbitrale imposto da Napolitano ha un altro merito. Costringe i partiti a fare i conti con la realtà. In queste settimane i leader hanno potuto svolgere le loro trattative, più o meno segrete, al coperto. Tanto a fare il loro lavoro per delineare il futuro del Paese pensavano i dieci saggi. Ora, però, è giunto il momento di riprendere il cammino. I partiti sono di fronte ad un bivio: possono continuare a litigare come hanno fatto finora facendo precipitare il Paese sempre più in fondo nella china della crisi economica. Oppure trovare, finalmente, le ragioni di un’intesa per la salvezza nazionale. In questa nuova fase andrebbero coinvolte anche le forze sociali per dare il senso esatto dell’emergenza. Serve una soluzione che goda di una larghissima condivisione. Il testo elaborato dai saggi offre la piattaforma programmatica per recuperare un comune sentire. Speriamo che l’occasione non vada sprecata.

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