Nel Pd scontro Renzi-Bersani Il segretario: hai la linea di Berlusconi

Il sindaco di Firenze rompe la fragile tregua interna, terremotando il partito in una fase delicatissima per l'elezione del nuovo Capo dello Stato e per il governo. E sono già in piena attività i mediatori Pd-Pdl in vista di un incontro con Berlusconi se si dovesse arrivare ad una stretta

ROMA. Non è più tempo di sms scherzosi tra Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani. Il sindaco rompe la fragile tregua interna e trae il dado, terremotando il Pd in una fase delicatissima per l'elezione del nuovo Capo dello Stato e per il governo. "Bersani decida: o si fa un accordo con Berlusconi o si fa votare, non si può stare fermi", è la sfida del sindaco, che sbarra la strada alla soluzione del governo di minoranza del leader dem. Una guerra per la premiership che Bersani non ha intenzione di subire, accusando il rottamatore di intelligenza con il nemico e tirando dritto per la sua strada.
La sfida di Renzi non usa giri di parole e non sembra offrire più sponde di dialogo. "Decidetevi, basta fare melina - attacca il rottamatore - persino la Chiesa, che non è un modello di speditezza, ha fatto velocemente". Un affondo a tutto campo che lambisce anche l'ultimo tentativo del Quirinale di avvicinare, con il lavoro dei saggi, i partiti. "Non stiamo perdendo tempo" chiarisce il presidente Giorgio Napolitano nonostante il sindaco avesse precisato che "é assurdo dare la colpa al Capo dello Stato per la situazione politica".
Ma è dentro il Pd che l'accelerazione di Renzi apre la guerra e profila un muro contro muro tra le truppe di Bersani e quelle del rottamatore destinato ad avere un vincitore e un vinto. Il segretario si limita ad un gelido "siamo qua", irremovibile sul suo progetto, ma arma le truppe.
"Berlusconi ripete ossessivamente - è la linea dei fedelissimi - che o si va col Pdl o si va al voto. Se Renzi si vuole accomodare e fare il governo con il Pdl non è la linea scelta dal partito". Un'accusa di intendenza con il nemico che per il sindaco, già oggetto di critiche quando andò ad Arcore ad incontrare il Cav., altro non è che la visione di "fantasmi". In realtà il vero oggetto dello scontro non è tanto l'intesa con il Pdl ma subito il metodo con cui sarà scelto il Capo dello Stato e poi, di conseguenza, le scelte per il governo.
Bersani ha avviato contatti e incontri, oggi con Mario Monti, per trovare "un'ampia condivisione" sul candidato per il Quirinale. E sono già in piena attività i mediatori Pd-Pdl in vista di un incontro con Berlusconi se si dovesse arrivare ad una stretta. Ma, a quanto si apprende, Renzi teme che Bersani non voglia veramente un accordo ma punti ad eleggere un presidente della Repubblica, a lui vicino, come ad esempio Romano Prodi, che gli dia l'incarico per andare alle Camere e provare a formare un governo, puntando ad allargare i dissidi interni al M5S.
"In quel caso Matteo chiederà il congresso e si candiderà a segretario", spiega chi lo conosce. Perché, come ha fatto chiaramente capire anche lui, il sindaco di Firenze è pronto a candidarsi alla premiership, dentro e non fuori il Pd, e vede nuove elezioni in un orizzonte temporale che arrivi al massimo alle europee del 2014. Ma l'ipotesi di una coabitazione tra Bersani, nel caso in cui riuscisse a formare un governo, e Renzi rischia di far saltare il Pd e non è un caso che già circolino con insistenza voci di scissione dell'ala più a sinistra del partito.

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