Bersani: "Governissimo sarebbe la risposta sbagliata"

"Siamo in ogni caso il primo partito e dobbiamo avanzare una proposta utile al Paese", ha detto il leader del Pd. "L'Italia chiede una guida - ha aggiunto - ma manca di fiducia"

ROMA. Parte il lavoro dei 'saggì del Quirinale su riforme ed economia. I gruppi di lavoro svolgeranno il loro tentativo per 8-10 giorni, fa sapere il capo dello Stato che risponde anche alle polemiche di questi giorni sulla sua scelta. Altri nomi, anche di donne, potevano essere fatti, ma, dice Giorgio Napolitano, «sabato ho proceduto in condizioni di particolare urgenza e difficoltà». Il loro lavoro si preannuncia, comunque, in salita data l'alta tensione che resta tra i partiti. Il Pd, da una parte, infatti, apre alla condivisione sul nuovo nome per il Quirinale ma chiude a governissimi e al ritorno alle urne. Il Pdl manda un altolà ai Dem: se vogliono anche la presidenza della Repubblica non c'è posto per il dialogo e se lo stallo permane meglio il ritorno subito alle urne. La messa in campo dei dieci saggi da parte del capo dello Stato è un percorso che il Pd è intenzionato ad «accompagnare» pur ribadendo che «l'unica pista» è quel 'doppio registrò governo-riforme rilanciato più volte da Pier Luigi Bersani. Il segretario del Pd torna a Roma dopo la pausa pasquale e convoca una conferenza stampa nella quale ribadisce la linea. No a governissimi ma anche no al voto anticipato. Ma la determinazione a provare a trovare «ampia condivisione» sul nome del nuovo inquilino del Colle più alto. Bersani considera il suo pre-incarico «assorbito» dal lavoro dei saggi, ma si considera ancora in campo («non vado al mare»). Certo, aggiunge, se è da ostacolo è pronto a farsi da parte ma «io l'ho detto ai miei interlocutori: se c'era qualche problema che riguardava me ma non l'ho sentito». Comunque, al momento, Bersani punta allo snodo che ormai considera chiave, quello dell'elezione del nuovo inquilino del Quirinale perchè, evidenzia, «mi pare che la ripartenza sia in mano al nuovo capo dello Stato».  Nonostante l'apertura bersaniana a una 'corresponsabilita« sul nuovo capo dello Stato, alle parole del segretario segue immediato un altolà del Pdl. »Se Bersani vuole occupare tutte le istituzioni - è l'avvertimento di Angelino Alfano - non c'è alcuno spazio per il dialogo«. E ancora: »se lo stallo prosegue perchè il Pd pensa più alla fazione che alla nazione, c'è solo la strada delle urne già a giugno prossimo«. Insomma i due partiti continuano a rimpallarsi le responsabilità con i grillini che al momento restano alla finestra. La scelta di Napolitano di formare le due commissioni di 'saggì, secondo il capogruppo Cinque Stelle al Senato Vito Crimi, »non è altro che un'ulteriore conferma della cecità che ha colpito la classe politica: ancora non ha compreso il risultato di queste elezioni«. Crimi che in mattinata in una battuta aveva definito meglio un Bersani 'sfiduciatò dalle Camere che un Monti. »Almeno - aveva detto - sarebbe stato rappresentativo di una maggioranza relativa e non di una strettissima minoranza come il governo Monti in regime di prorogati«. Parole, però, subito corrette da Beppe Grillo: »Bersani - attacca il comico - non è meglio di Monti, è semplicemente uguale a Monti, di cui ha sostenuto la politica da motofalciatrice dell'economia«. »Dovrebbero fare una bella direzione in streaming...«, ironizza il segretario Pd Bersani. Che, comunque, va all'attacco dei Cinque Stelle. Da parte loro, attacca, c'è un »disimpegno conclamato, hanno avuto otto milioni di elettori e a quanto pare intendono metterli in frigorifero perchè così la legislatura non va avanti« e »non c'è insulto nè acrobazia che può cancellare questo«.

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