Ficuzza, casa delle tartarughe: così si salvano le specie in pericolo

Sequestrate dalla Forestale, incidentate, ammalate o abbandonate. Sono le storie di questi animali presi in cura dal dipartimento della Regione

PALERMO. Tartarughe terrestri sequestrate, incidentate, ammalate o abbandonate. Sono le 130 ospiti ad oggi presenti nel rettilario allestito all'interno del Centro Regionale Recupero di Fauna Selvatica per la Tutela dell'Ambiente di Ficuzza, in provincia di Palermo.
Poco più di 40 le ultime arrivate nel corso del 2012; mentre 13 sono le tartarughe autoctone curate e poi reintrodotte nel bosco di Ficuzza. Fra le testuggini presenti in Italia, a popolare il Centro sono soprattutto la Marginata, le Graeca e la «nostrana» tartaruga Hermanni, la più comune in Sicilia. Ad essere accolte nella struttura sono tartarughe precedentemente abbandonate oppure sequestrate dalla Forestale. Non sono rari i casi, però, in cui a rivolgersi al Crfs sono proprio comuni cittadini o animalisti che si imbattono in tartarughe selvatiche incidentate, in particolare con lesioni al carapace, oppure visibilmente ammalate. Nato nel 1996, infatti, il centro, gestito operativamente dalla Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) e dal Dipartimento Regionale Azienda Foreste Demaniali, è stato il primo ospedale veterinario per il ricovero di animali selvatici in Sicilia. «Una volta arrivate - illustra il direttore Giovanni Giardina - le tartarughe vengono controllate ed eventualmente curate. Nel periodo di letargo, vengono peraltro rinchiuse in apposite casette, con paglia e terriccio, per essere tenute al riparo dagli altri animali, che potrebbero rappresentare per loro un pericolo». Nel caso in cui, però, ne arrivino di ammalate, è stata allestita una zona separata per tenerle in «quarantena», evitando epidemie. «Tra i problemi riscontrati all'arrivo, ci sono soprattutto i parassiti - spiega Luisa Li Vecchi, veterinaria del Crfs - per evitare contagi ed epidemie, è bene isolarle». Ad essere parassitate in forma grave sono soprattutto le tartarughe sequestrate perché detenute illegalmente e in modo non ottimale, sia per fattori ambientali che alimentari. «La cattività - aggiunge la dottoressa Li Vecchi - è sempre patologica per le specie non adattate a vivere in un habitat diverso da quello d'origine». Oltre ad endoparassiti, le tartarughe sono bersaglio facile delle zecche. Per fortuna, però, non sono neppure rare le nascite e anche alle neonate è dedicata una vera e propria nursery: un terrario a letto caldo, dove le neoarrivate abiteranno per poco più di un anno, prima di essere trasferite insieme alle più adulte. «Un'area distaccata - precisa la Li Vecchi - è fondamentale per evitare che le tartarughine possano essere predate da altri animali». D'altronde il Crfs ospita attualmente circa 1.600 animali fra mammiferi, rettili e uccelli selvatici. Qualcuna delle ospiti, inoltre, ha anche la possibilità di ritornare nel territorio di origine: è questo il caso delle autoctone non sequestrate. «Di recente, - racconta Giovanni Giardina - abbiamo reintrodotto nel bosco 13 tartarughe Hermanni, quindi di specie autoctona. Possiamo infatti rilasciare in libertà solo quelle di specie nativa del luogo, che nel caso della Sicilia è proprio la Hermanni. A non essere rilasciate, inoltre, le sequestrate, che obbligatoriamente devono restare al Centro».

© Riproduzione riservata

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

I più cliccati