Quando il Conclave durò cinquanta giorni

Tempo di conclave, tempo di visualizzare quanto avveniva in anni lontani quando esistevano veti che intendevano condizionare l'adempimento solenne con il quale il sacro collegio dei cardinali assicura alla Chiesa di Roma la continuità dell'alto magistero esercitato dalla cattedra di Pietro. Tutto ciò alla morte del pontefice regnante o, come nel caso anomalo di oggi, quando il papa si dimette. Alla morte di Pio VII, il 20 agosto 1823, gli ambasciatori dell'Austria e della Francia si mossero perché i cardinali, che avrebbero dato vita al conclave, non eleggessero i candidati al papato non graditi ai loro sovrani e sostenessero quelli benvisti. Questa mossa congiunta dei due diplomatici presso la Santa Sede rese difficili le operazioni di scrutinio. Le due potenze si trovavano d'accordo nel sostenere l'elezione del cardinale Castiglioni, ma i cardinali non erano d'accordo con questa scelta, e pertanto si verificò una dispersione di voti nei primi scrutini, dato che il conclave avrebbe scelto il cardinale Severoli di Faenza. Davanti a questa prospettiva, il cardinale - Albani, che rappresentava l'Austria, rimise al Sacro Collegio una nota per affermare che la corte di Vienna non avrebbe accettato per Sommo Pontefice il cardinale Severoli «cui dà formale esclusione».
I cardinali francesi partecipanti al conclave cercarono di attenuare l'impatto negativo che le affermazioni del cardinale Albani avevano avuto, dichiarando che non volevano un papa particolarmente devoto alla Francia, ma un papa «che non fosse ligio alle altre grandi potenze». Il cardinale Severoli, a questo punto indicò al sacro collegio che avrebbe scelto il cardinale di Spoleto Annibale Della Genga. I cardinali accettarono questa indicazione e pertanto fecero confluire i loro voti nel senso indicato dal cardinale che si era autoescluso. Il cardinale Della Genga, eletto papa, prese il nome di Leone XIII. Alla morte di Pio VIII, il 30 novembre 1830, il conclave si aprì il 14 dicembre. Questa volta, già nei primi scrutini, le preferenze degli elettori andarono al cardinale di Roma Giustiniani. A questo punto il cardinale Marco y Catalan, nella sua qualità di ambasciatore straordinario del re di Spagna presso la Santa Sede, fece noto al sacro collegio che «sua maestà cattolica dà l'esclusione per il soglio pontificio al cardinale Giustiniani». Le trattative nel sacro collegio, pertanto, durarono a lungo. Dopo 64 giorni di sede vacante e 50 di conclave, finalmente, nello scrutinio del 2 febbraio 1831 venne eletto papa il cardinale Mauro Cappellani, benedettino camaldolese, che già era prefetto della sacra congregazione di propaganda fide.
Notizie, quelle fin qui pubblicate, tratte da un libro sui conclavi pubblicato nel 1903. Oggi, il segreto più assoluto sull'andamento dei lavori a porte chiuse (con chiave, appunto) nella splendida sede della Cappella Sistina, richiesto ai cardinali viene rispettosamente mantenuto, e pertanto dalla celebre sede nulla trapela. Gli organi di stampa, anche i più autorevoli, possono soltanto pubblicare su Casa Santa Marta, l'abitazione temporanea dei cardinali elettori, notizie relative alla organizzazione dei servizi: informazioni sulle stanze a disposizione dei cardinali, che essendo in numero minore rispetto ai porporati presenti, vanno assegnate per sorteggio. Si sa anche che dei medici saranno a disposizione in caso di malori improvvisi e che i pranzi e le cene saranno all'insegna dell'austerità: a quanto pare minestre e verdure, nessuna delle prelibatezze dei ristoranti romani. Qualche giornale può rispolverare le vecchie profezie sull'eligendo pontefice. Secondo Malachia - ma l'informazione è d'annata - il papa che sarà eletto sarebbe l'ultimo di una lunga serie. Congetture, fallaci pronunciamenti, pascoli nel nulla. Dopo la volontaria rinuncia al pontificato del papa tedesco, attendiamo tutti di vedere il fumo bianco emergere dalla canna fumaria, già al suo posto, e successivamente vedremo il volto da un balcone giustamente famoso, del successore di San Pietro.

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