Province, voto rinviato di un anno

Scontro tra Crocetta e i grillini. Nell’attesa scatteranno i commissariamenti e si proverà a varare una riforma che taglia i costi e riscrive le funzioni di questi enti

PALERMO. Rosario Crocetta annuncia il rinvio di un anno delle elezioni per le Province. Le urne si riapriranno nella primavera del 2014 invece che il 26 e 27 maggio (insieme a 142 Comuni) come previsto appena qualche settimana fa. Nell’attesa scatteranno i commissariamenti e si proverà a varare una riforma che taglia i costi e riscrive le funzioni di questi enti.

Ma il tema politico di una delle giornate più convulse sull’asse Palazzo d’Orleans-Palazzo dei Normanni è lo scontro sotto traccia che sta montando fra Crocetta e i grillini.

L’agenda fissata un mese fa dal presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone (Udc) impone di votare il 6 marzo la riforma delle Province. Ma il governo fino a ieri non aveva sciolto la riserva: abolirle o modificarne le funzioni? Nel frattempo in commissione Affari istituzionali erano piovuti 9 disegni di legge, il primo di Nello Musumeci (La Destra), che proponevano un ventaglio di proposte diverse.

A ora di pranzo il presidente della commissione, Marco Forzese (ex Udc passato al nuovo gruppo che sostiene Crocetta) propone un testo di sintesi che prende le mosse dalla proposta di Musumeci: prevede di mantenere in vita le Province tagliando del 20% i consiglieri e gli assessori e riducendo di un altro 20% anche gli stipendi. Rinviando a un testo successivo l’attribuzione di nuove funzioni. Forzese fa sapere che questa è anche la posizione del governo. E a questo punto scatta il countdown verso l’approvazione visto che la giunta ha già fissato per il 26 e 27 maggio le elezioni.

Ma i grillini, l’alleato ombra (ma forte) di Crocetta, non ci stanno. E mentre tutta Italia studia il modello Sicilia provando a esportarlo a Roma, proprio qui rischia di scoppiare la prima crisi: «Noi proponiamo l’abolizione totale delle Province - anticipa il capogruppo dei 5 Stelle, Giancarlo Cancelleri -. È stata la nostra proposta fin dalla campagna elettorale. Chiaramente parliamo di un’abolizione dei ruoli politici mentre gli uffici e le funzioni passerebbero a Comuni e Regione. Qualunque altro testo diverso da questo non avrà i nostri voti all’Ars».
Il servizio completo nel Giornale di Sicilia in edicola oggi.

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