Berlusconi: "In Sicilia fatti tanti errori"

Il candidato premier del centrodestra anticipa che a livello nazionale «la stagione delle grandi coalizioni è finita per sempre»

PALERMO. Ammette che il Pdl «in Sicilia ha commesso molti errori», vede nell’azione di Ingroia la prova «che i politici che fanno inchieste contro di noi sono politicizzati» e anticipa che a livello nazionale «la stagione delle grandi coalizioni è finita per sempre»: Silvio Berlusconi arriva a Palermo, stamani alle 10,30 sarà al teatro Politeama, e chiede all’antico granaio elettorale la spinta decisiva.

La sua campagna elettorale è incentrata sulla riduzione delle tasse. Le contestano di essere molto preciso sulle imposte da rimuovere (dall'Imu in poi) e meno sui tagli di spesa. Può darci conto dei più portanti che propone?
«L'abolizione dell'Imu sulla prima casa e la restituzione degli importi già pagati hanno delle coperture chiarissime. Chi lo nega dice una menzogna clamorosa. E vogliamo giungere ad una graduale abolizione dell’Irap. Ma la questione davvero importante è proprio quella dei tagli alla spesa. Noi vogliamo ridurre del 2% l'anno, per cinque anni, la spesa pubblica. Margini per tagliare ce ne sono praticamente in tutti i settori, con pochissime eccezioni: la sicurezza, la giustizia, l'istruzione e la formazione, che sono state già fin troppo penalizzate».

Scandali ripetuti mettono a nudo il rapporto perverso tra partiti, economia e affari. Quali riforme propone?
«Occorre ridurre l'intervento dello Stato e il peso della burocrazia. Uno stato leggero è anche più trasparente. Le occasioni di corruzione sono in tutte le situazioni nelle quali di distribuisce discrezionalmente denaro pubblico. Sono quando un'autorizzazione, una licenza, un permesso possono bloccare un'attività per anni. Sono quando attività economiche delicatissime come le banche sono in mano ai partiti. La vicenda del Monte dei Paschi, una banca gestita da 70 anni da uomini indicati dalla sinistra, è un esempio eloquente. Inasprire le pene e adottare criteri di selezione più rigorosi va benissimo ma non basta. Lo Stato e la politica devono fare un passo indietro».

In Sicilia si gioca una partita decisiva per l'assegnazione del premio di maggioranza al Senato. Ha un asso nella manica per convincere i siciliani a ridarle fiducia?
«Il mio asso nella manica è uno solo, e vale per la Sicilia come per la Lombardia. La scelta è fra noi e la sinistra. Gli altri non hanno alcuna possibilità di vincere, e servono solo a disperdere i voti. Noi offriamo meno tasse, più lavoro, e quindi più sviluppo. La sinistra di Bersani e Vendola propone più tasse, con la conseguenza di precipitare sempre più sulla strada del declino».

La Sicilia è anche la fotografia della crisi che ha subito il centrodestra negli ultimi tre anni. Governavate ovunque e adesso siete quasi ovunque all'opposizione. C'è un errore che ha individuato?
«In Sicilia, dobbiamo ammetterlo, abbiamo commesso molti errori. È un atto di onestà riconoscerlo. Anche in questo siamo diversi dagli altri, che anche di fronte a fallimenti clamorosi si arrampicano sugli specchi per inventare giustificazioni. Noi forse abbiamo sbagliato la scelta di alcuni uomini, ma soprattutto abbiamo commesso l'errore imperdonabile di dividerci, di far prevalere i personalismi, anche legittimi, rispetto all'interesse generale. Se non lo avessimo fatto, oggi governeremmo la Sicilia. Abbiamo imparato la lezione. Abbiamo riunito i moderati, e candidiamo solo persone di alto profilo morale, professionale e politico. Devo dire che la Sicilia esprime alcuni degli esponenti più prestigiosi del PdL, a cominciare da Angelino Alfano, che proporrò come prossimo premier. E poi Renato Schifani e Antonio Martino».

Qui si è votato recentemente per le Regionali ed è emersa la forte influenza del voto di protesta (ai grillini) e anche la vittoria del patto fra Udc e Pd. Che riflessioni le suscita questo scenario politico?
«L'alto numero di voti ottenuti dai grillini alle regionali, come anche la vittoria clamorosa di Orlando a Palermo, hanno evidenziato una cosa: la Sicilia non ne può più della vecchia politica. Ci sono però due problemi: il primo è che il voto di protesta serve a sfogare un malumore ma non a migliorare le cose. Anzi, proprio perché non è efficace, alla fine ottiene l'effetto opposto: i centri di potere rimangono gli stessi. Grillo dice di voler cambiare la vecchia politica ma di fatto la consolida, perché rende inutili i voti per il cambiamento. Il secondo aspetto è che la Sicilia non può cambiare da sola: cambia se cambia l'Italia. Il problema è la crescita, che significa lavoro e ricchezza. È una grande questione nazionale, e solo noi abbiamo le idee per risolverla.

In caso di pareggio al Senato, qual è la proposta del centrodestra per uscire dallo stallo?
«Nessuna proposta, perché non ci sarà il pareggio. Vinceremo noi. Purtroppo una legge assurda impedisce di divulgare i dati dei sondaggi. Ma senza violare alcuna legge posso dire che ho tutte le ragioni per aspettarmi che saremo in grado di governare da soli. Comunque, la stagione delle grandi coalizioni è finita per sempre».

È arrivato a Palermo, che è anche la città di Ingroia. Come lo giudica da avversario politico?
«Giudico gravissimo, vergognoso, il fatto che sia oggi un avversario politico quello che fino a ieri era un magistrato che si occupava di inchieste delicatissime, comprese quelle su miei stretti collaboratori. Questo dimostra in modo lampante quanto siano politicizzati alcuni magistrati. Guarda caso, proprio quelli che fanno le inchieste contro di noi».

Ha rinnovato l'alleanza con Miccichè e Lombardo, che nel corso degli ultimi tre anni, sono stati i principali avversari del Pdl in Sicilia. Perchè?
«Perché le ragioni della divisione erano molto deboli, e non avevano un rilievo nazionale. Gianfranco è stato uno dei fondatori di Forza Italia, e prima ancora un mio collaboratore. Siamo legati da decenni, lo considero un amico vero oltre che un politico brillante. E Lombardo, avendo provato a collaborare con la sinistra, si è reso conto che il futuro della Sicilia passa da un centrodestra forte».

I suoi oppositori le contestano di aver rinnovato anche l'intesa con la Lega. Come bilancerà le politiche del Carroccio per non danneggiare il Sud?
«Le proposte della Lega nel nostro programma sono del tutto compatibili con i nostri progetti per il sud: il grande piano per il Mezzogiorno varato dal nostro ultimo governo, che non abbiamo potuto realizzare perché è subentrato il governo Monti. Un piano che riprenderemo e che comprende fra l'altro la Banca per il Sud per sostenere le imprese, le grandi opere compreso il ponte sullo Stretto ma anche la riqualificazione idrogeologica e il completamento di strade, autostrade, ferrovie ad alta velocità, la gestione integrata del ciclo dei rifiuti, la creazione di nuovi distretti tecnologici».

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