Sicilia, Politica

Elezioni, esclusioni in Sicilia: il Pd si spacca

«Abbiamo regole molto severe che applichiamo. Sia chiaro: restiamo garantisti, non parliamo né di condanne né di colpevoli ma c'è un bene da tutelare che è la credibilità della politica che bisogna ripristinare», ha detto Bersani su Papania e Crisafulli.

PALERMO. «Spero che si cominci a capire che quel che diciamo facciamo». È una risposta gelida ma decisa quella del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, sulle esclusioni dalle liste elettorali dei siciliani Mirello Crisafulli e Antonio Papania e del campano Nicola Caputo, stabilite dalla Commissione nazionale di garanzia. «Abbiamo regole molto severe che applichiamo - ha spiegato Bersani -. Sia chiaro: restiamo garantisti, non parliamo né di condanne né di colpevoli ma c'è un bene da tutelare che è la credibilità della politica che bisogna ripristinare».
Crisafulli e Papania avevano raccolto oltre seimila preferenze ciascuno alle primarie del 30 dicembre, quando nessun rilievo era stato opposto dagli organi del partito alle loro candidature. Crisafulli era settimo nella lista per la Camera (Sicilia orientale). Al suo posto subentrerà Gaetana Maria Greco, della corrente dello stesso senatore ennese. La Greco era in lista al quattordicesimo: adesso la sua elezione è molto probabile. Discorso simile per la sostituzione di Papania, secondo nella lista per il Senato: al suo posto è stata inserita un’esponente della sua area, Pamela Orrù, che si trovava invece al quinto posto. L’effetto che ne consegue non è da poco: a beneficiare da questo scorrimento sono Liliana Modica, seguita da Giovanni Barbagallo e Alessandra Siragusa, che così aumentano le probabilità di essere eletti.
La polemica intanto non si placa. A Crisafulli viene addebitato il rinvio a giudizio per abuso d'ufficio e una vecchia inchiesta che vedeva coinvolto il boss Raffaele Bevilacqua, finita però con un'archiviazione. Crisafulli non lascerà il partito e sfida Bersani ad andare all'apertura della campagna elettorale a Enna. Crisafulli è un fiume in piena: «Un atto di vera e propria epurazione che di democratico non ha nulla». E nella sua provincia scoppia la rivolta, con Cataldo Salerno, presidente dell'Università Kore, che ha deciso di restituire la tessera del partito: «Le motivazioni addotte da Berlinguer per l’esclusione appaiono prive anche di senso del ridicolo». E il deputato del Pd, Mario Alloro parla di «Santa Inquisizione». Ma per l’esponente agrigentino del Pd, Giuseppe Arnone, queste esclusioni «tolgono il tappo ad una gestione ampiamente al di sotto dei valori etici e morali del partito».
Intanto rompe il silenzio Nino Papania, escluso perché nel 2002 subì una condanna a 2 mesi e 2 giorni per abuso d'ufficio: «La mia posizione è conforme al codice etico del partito e alle leggi in materia di incandidabilità. Ritengo di aver subito un'ingiustizia, ma inviterò comunque a votare per il Pd. Per quel che mi riguarda, avvierò una riflessione insieme ai miei amici di sempre». Per il segretario regionale Giuseppe Lupo «se vi fossero stati motivi validi per non accettare queste candidature bisognava farlo prima delle primarie». Di tutt'altro sapore sono le dichiarazioni che si leggono sul profilo twitter di Pietro Grasso: «Il fresco profumo di libertà di liste presentabili: che bello essere in buona compagnia». E ancora: «Forse perderemo voti di un certo tipo, ma quanti ne guadagneremo».
Adesso, per il Pd inizia la sfida più importante: riuscire a portare a casa il premio di maggioranza al Senato, che fa scattare alla Sicilia 14 seggi. Una scommessa per un partito che nel giro di due settimane, dalla fine delle primarie alla composizione delle liste, ha visto uscire di scena quasi tutti i leader delle varie correnti. Sergio D'Antoni e Bernardo Mattarella che hanno perso le primarie. Crisafulli e Papania esclusi dalla corsa.

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