Sicilia, Politica

Pd, Roma non fa sconti sui candidati

La segreteria nazionale insiste: in Sicilia 11 big. Tra i nomi che saranno inseriti in cima alle liste Massimo Russo, Carlo Vizzini e Ignazio Marino

PALERMO. Un vertice andato avanti per tutto il pomeriggio, ieri a Roma, non ha sciolto i nodi delle candidature del Pd in Sicilia. Anzi, a chi lo ha incontrato uscendo dalla sede nazionale del partito, il segretario regionale Giuseppe Lupo è apparso cupo e niente affatto soddisfatto. «La segreteria nazionale - ha fatto sapere Lupo - ha concesso solo un generico impegno a rivedere la quota di undici candidati scelti da Bersani e paracadutati nelle liste siciliane. Ma nulla è stato precisato sul numero di esterni da tagliare nè sui nomi». Frasi che a Palermo vengono tradotte come un no romano alle richieste del partito siciliano.
A Palermo le liste sarebbero già state fatte, calando negli schemi i migliori piazzati alle primarie. Ma Bersani ha chiesto di aggiungere ai primi posti undici nomi scelti a Roma: lo stesso segretario nazionale e probabilmente Beppe Fioroni, Davide Zoggia, Ignazio Marino, il leader dei giovani Franco Raciti, l’ennese Diletta Argento. Con ogni probabilità dovrebbero trovare spazio anche l’ex assessore alla Sanità Massimo Russo (che era pronto a rientrare in magistratura) e Carlo Vizzini (che entrerebbe però in base a un accordo nazionale fra Pd e Psi fatto ai tempi delle primarie che hanno incoronato Bersani e che punta a garantire l’allargamento dell’alleanza di centrosinistra).
Lupo si è opposto a queste scelte, forte di un mandato in questo senso ricevuto venerdì dal partito. Il segretario ha incontrato a Roma la Bindi, Zoggia, Letta, Migliavacca e Errani che stanno curando la fase di formazione delle liste e ha chiesto di ridurre da 11 a 5 i candidati paracadutati. Ma la risposta è stata generica e, tra l’altro, rimanda a una decisione finale che dovrebbe prendere entro martedì la commissione nazionale per le candidature.
A questo punto è sempre più a rischio l’elezione di big siciliani come Sergio D’Antoni, Lillo Speziale, Pino Apprendi, Bernardo Mattarella, Tonino Russo. Tutti finiti nei posti che non garantirebbero l’elezione, soprattutto se i primi (quelli blindati) verranno ceduti ai candidati scelti da Bersani.
Stamani Lupo riferirà ai compagni di partito nell’ambito di una nuova riunione della direzione regionale, alle 10,30 a Palermo. Ma il clima è già surriscaldato e dalle parole di Tonino Russo emerge già la sfida che Palermo vuole lanciare a Roma: «Faremo fronte comune a ogni possibile invasione ingiustificabile. Diciamo no ai Lanzichenecchi che non dispongono neppure del proprio voto. Altrimenti non si vince al Senato in Sicilia e si compromette la battaglia di Bersani».  

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