Napolitano mette fine allo scontro tra partiti: "Al voto il 24 febbraio"

Dopo una giornata di minacce di ostruzionismo del Pdl, di sospetti incrociati tra partiti e di segnali, come il rinvio della conferenza di fine anno del premier Mario Monti, il Capo dello Stato accoglie la proposta del ministro Anna Maria Cancellieri e mette fine all'incertezza

ROMA. Dopo una giornata di minacce di ostruzionismo del Pdl, di sospetti incrociati tra partiti e di segnali, come il rinvio della conferenza di fine anno del premier Mario Monti, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano accoglie la proposta del ministro Anna Maria Cancellieri e mette fine all'incertezza: il 24 febbraio è «la data più idonea» per l'election day, un'indicazione che placa le minacce del partito di Berlusconi e fa intravedere entro sabato e domenica lo scioglimento delle Camere e, sempre nel fine settimana, l'atteso discorso di Monti sul suo futuro politico.  Il rinvio di ora in ora, fino alle 15, dell'approdo del ddl stabilità nell'aula del Senato, così come lo spostamento di un giorno, alla Camera, del voto sul decreto per dimezzare le firme necessarie alla raccolta delle liste, lascia temere il peggio. Il Pdl, pur negando 'atteggiamenti dilatorì, chiede più tempo sulla legge di stabilità, pone problemi sugli ultimi provvedimenti in discussione e solleva la necessità di un rinvio delle urne di 1 o 2 settimane rispetto al 17 febbraio per assicurare «la regolarità della procedura di voto per gli italiani all'estero». E anche l'annuncio del rinvio della conferenza stampa di fine anno del premier Mario Monti, prevista solo dopo il via libera alla legge di stabilità, alimenta l'incertezza sulla data del voto.  Il timore di una campagna elettorale senza fine, dopo che proprio il Pdl ha suonato il gong della fine anticipata della legislatura, fa infuriare il Colle: «senza alcuna forzatura o frettolosita» sulla data del voto, chiarisce Napolitano, «Š interesse del paese evitare un prolungamento di siffatta condizione di incertezza istituzionale». Schierato con il Quirinale, e fortemente contrario a rinvii, Pier Luigi Bersani, da Bruxelles, si mette di traverso: «Sono indecorosi i traccheggiamenti del Pdl», è l'altolà del Pd pronto a sedute notturne alla Camera per dare entro venerdì il via libera al ddl stabilità.  Contatti e mediazioni spingono anche il presidente della Camera Gianfranco Fini a sbarrare la strada alla minaccia di ostruzionismo avanzata da Fabrizio Cicchitto nella riunione dei capigruppi. Il capogruppo Pdl annuncia che, visti i profondi cambiamenti al Senato sul provvedimento, il Pdl «si riserva di usufruire dei tempi» per un approfondito esame. Il Pd si infuria e Fini avverte che userà le sue prerogative per chiudere nei tempi previsti, cioè venerdì. La tensione scema nel pomeriggio quando il segretario Pdl Angelino Alfano approva come «giusta» la data del 24 febbraio. La stessa che, considerando tutti gli adempimenti tecnici, il ministro Cancellieri indica come la migliore in una lettera al Capo dello Stato, che farà sapere di essere d'accordo. Il via libera al ddl stabilità è il primo anello di una catena di eventi: le dimissioni di Monti, le consultazioni di rito del Colle, lo scioglimento delle Camere e l'indizione della data delle elezioni. Di questi passaggi, big e partiti aspettano in particolare di sapere con certezza che cosa farà Mario Monti. «Monti parlerà del suo programma di riforma del paese e immagino lo farà sabato o domenica» è la previsione del ministro Andrea Riccardi. Che sembra coincidere con i tempi previsti da fonti di governo: entro venerdì o massimo sabato mattina c'è l'ok della Camera alla legge di stabilità, quindi il Professore sale al Quirinale per dimettersi e tra sabato sera e domenica Napolitano scioglie le Camere per far pubblicare lunedì il decreto di scioglimento in Gazzetta Ufficiale.

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