Tar: "Via libera alla nascita di nuovi centri commerciali"

"L’Unione europea e la nostra Costituzione impongono che i poteri pubblici non interferiscano sul libero gioco della concorrenza". La Regione non può limitarne l'apertura. Crocetta: "Dove sono ancora disponibili spazi, che ben vengano nuovi investimenti, stando sempre ben attenti a controllare che dietro non si celino gli interessi della criminalità organizzata"

PALERMO. L’Unione europea e la nostra Costituzione «impongono che i poteri pubblici non interferiscano sul libero gioco della concorrenza»: il Tribunale amministrativo per la Sicilia è stato chiaro, la Regione non può limitare l'apertura di nuovi centri commerciali. Le sentenze hanno interessato diversi Comuni siciliani e alla fine Palazzo d'Orleans, dopo aver incassato una bocciatura dopo l’altra, è corso ai ripari. Si è rivolto in appello al Cga e per evitare una raffica di contenziosi ha dovuto dare il via libera all'apertura di nuove strutture, nonostante secondo le associazioni di categoria gran parte del territorio in Sicilia sia saturo, con un milione e 300 mila metri quadri di superficie di vendita autorizzata. Adesso spetterà al governo regionale stabilire come agire e a riguardo il presidente Rosario Crocetta chiede massima attenzione: «Dove sono ancora disponibili spazi, che ben vengano nuovi investimenti, stando sempre ben attenti a controllare che dietro non si celino gli interessi della criminalità organizzata. Ma nelle aree dove si registra un’elevata concentrazione della grande distribuzione - prosegue l’ex sindaco di Gela - bisogna intervenire anche per tutelare i commercianti ed evitare il massacro delle piccole imprese, che sono la colonna portante della nostra economia».  In attesa dell’intervento del governo, però, alla Regione l’ordine è liberalizzare. «Uno degli ultimi casi - spiega Pietro Agen, al vertice di Confcommercio nell'Isola - riguarda l'autorizzazione per un centro commerciale che sarà costruito nei pressi dello svincolo per Motta Sant'Anastasia dell'autostrada Catania-Palermo. Questo via libera darà un primato particolare alla provincia di Catania, che supererà Oslo nella classifica europea delle zone con la più alta densità di centri commerciali». C'è poi un'altra sentenza, quella riguardante un megastore nel Siracusano, a Carlentini. Due le società coinvolte, la Isi Srl e la Sercom Spa, per una controversa vicenda legata a una richiesta di ampliamento della superficie di vendita. Anche in questo caso, la Regione è uscita perdente dall’aula di tribunale. Anche l'assessore regionale alle Attività produttive, Linda Vancheri, ammette che la situazione è delicata e annuncia che la Regione interverrà presto: «Ma sono situazioni che richiedono la massima concertazione - dice - a gennaio riuniremo tutte le parti per affrontare il tema della grande distribuzione attraverso la programmazione e interventi tecnici mirati». Intanto, in assessorato hanno dovuto prendere atto delle sentenze. «Attendiamo l'esito del ricorso al Cga - spiega Giuseppe Giudice, a capo del servizio Commercio - nel frattempo, a livello amministrativo ci siamo adeguati alla richiesta di liberalizzare anche perché ci sono almeno una decina di provvedimenti in attesa di ricevere l'autorizzazione e rischiavamo una raffica nuovi ricorsi». Sulle richieste che attendono il via libera c’è comunque grande riserbo. Di fatto, però, è sfumato il tentativo dell'ex governo Lombardo di limitare le aperture di nuovi centri commerciali riducendo i margini del cosiddetto contingentamento, un criterio basato sostanzialmente sul rapporto tra superficie di vendita e potenziali clienti in determinati bacini che abbracciano più province.  Secondo i giudici, che si sono basati sulle direttive Ue e sul decreto «Salva Italia» del governo Monti, il limite «è in aperto contrasto con la più recente normativa nazionale che, in recepimento di quella comunitaria, ha introdotto un principio generale a tutela della concorrenza, che garantisce la piena libertà di iniziativa economica e contrasta l'introduzione di limiti e contingentamenti». Lo stesso tribunale ha scritto però che «limitazioni sono astrattamente possibili purché non si fondino su quote di mercato predefinite o calcolate sul volume delle vendite». Insomma, i limiti «commerciali» sono illegittimi, ma secondo Agen è possibile fissare altri tipi di paletti: «Si può agire ad esempio sull'impatto sul territorio - dice - la verità è che a risentire per prima dell'eccesso di liberalizzazione è la stessa grande distribuzione. Chiediamoci perchè grandi marchi sono in crisi e sono pronti a lasciare l’Isola».

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