Belpietro: "La candidatura di Monti divide il fronte dei Moderati"

Il direttore di Libero intervistato da Nino Sunseri: “L'annuncio di Berlusconi in favore del premier lascia un po’ di stucco. Difficilmente il Cavaliere potrebbe appoggiare un governo che gioca tutto il risanamento sul lato delle tasse mentre appare distratto sul fronte delle liberalizzazioni”

di NINO SUNSERI

Anche Maurizio Belpietro direttore di Libero è rimasto sorpreso. Che fosse proprio Silvio Berlusconi a lanciare la candidatura di Mario Monti come prossimo presidente del Consiglio proprio non se l’aspettava. «Silvio una ne fa e cento ne pensa» dice con un filo di ironia che copre un certo disappunto. Tanto più che, appena pochi giorni fa era stato proprio Berlusconi, ai microfoni della trasmissione che Belpietro conduce su Mediaset ad annunciare il ritorno in campo Direttore, sul giornale ha definito l'operazione con un neologismo: il governo Berlusmonti utilizzando un'espressione cara anche a Marco Travaglio sul «Fatto Quotidiano».
Gli opposti che si toccano oppure un comune sentire contrario a questa
soluzione?
«Francamente l'annuncio lascia un po’ di stucco. Prima l'annuncio del passo avanti, ora la dichiarazione a favore di Monti. Non so se l'esternazione appartiene alle cose pensate oppure a quelle che gli escono di getto e che hanno contraddistinto la sua azione politica negli anni rendendolo anche famoso per qualche infortunio». 
Condivide l'annuncio? «Che Monti abbia molta voglia di candidarsi è cosa nota. Neppure gli inviti alla prudenza e al rispetto delle forme istituzionali venute dal capo dello Stato hanno rallentato i progetti. È certo che l'attuale premier, che è anche senatore a vita, alle prossime elezioni si presenterà con l'obiettivo di succedere a se stesso. Una mossa che minaccia di dividere il campo dei moderati e dei centristi».
Berlusconi l'ha chiamato per costruire la solita barriera contro i comunisti
che, da vent'anni rappresenta la sua arma vincente?
«Se Monti si candida con una lista propria oppure appoggiandosi a Casini e Montezemolo il risultato sarebbe scontato: i voti moderati verrebbero divisi fra i suoi sostenitori e quelli di Berlusconi consegnando il Paese alla sicura vittoria della coppia Bersani-Vendola. Gli ultimi sondaggi danno infatti i centristi filogovernativi tra il 10 e il 15%, Il Popolo delle Libertà, pur avendo guadagnato qualcosa, non supera il 16%. Dispersi fra Monti e Berlusconi perderebbero. Senza contare che, se insiste a correre da solo il Pdl potrebbe esplodere con i tifosi del premier da una parte agganciati al blocco centrista, gli ex missini da un'altra e il Cavaliere in mezzo a leccarsi le ferite».
Direttore riconoscerà che si tratta di un capolavoro nel teatrino della politica che Berlusconi ha sempre dichiarato di detestare: pochi giorni fa annuncia il rientro in campo. Poco dopo Alfano dichiara chiusa l'esperienza del governo tecnico. Infine Berlusconi ribalta il tavolo chiedendo al presidente dell'esecutivo che il suo partito ha sfiduciato di fare il capolista. Non ci sono fin troppe capriole? «L'operazione in realtà è una furbata di quelle cui Berlusconi ci ha abituato: una via d'uscita che gli consentirebbe comunque di impedire alla sinistra di arrivare a Palazzo Chigi. Non più diviso fra montiani e berlusconiani, il blocco moderato rimarrebbe maggioranza nel Paese e dunque in Parlamento, consentendo di avere un esecutivo legittimato dal voto popolare».
Tutto bene dunque? «In realtà le cose sono più facili a dirsi che a farsi. Se davvero il blocco moderato vincesse le elezioni quale sarebbe il programma?».
Appunto: quale sarebbe visto che ultimamente fra Berlusconi e Monti non c'è stata grande sintonia? «Il problema è proprio qui... Difficilmente Berlusconi potrebbe appoggiare un governo che gioca tutto il risanamento sul lato delle tasse mentre appare distratto sul fronte delle liberalizzazioni. Certo anche il centrodestra, da questo punto di vista è stato poco brillante. Tuttavia non si può continuare a giocare sull'equivoco».
Le divergenze sembrano molto profonde: come la mettiamo con le riforme che forse vanno riformate e quelle che non sono state fatte? «Le pensioni non si toccano e su questo credo che non ci sia discussione. Casomai quella sul lavoro. Si è visto chiaramente che non funziona: Monti che l'ha appena varata è disponibile a cambiarla introducendo elementi di maggiore flessibilità? Francamente mi pare difficile. C'è tutto il problema delle assunzioni a termine che deve essere rivisto perché la Fornero ha reso il meccanismo molto complicato. Ma a distanza di un anno è credibile che Monti rimetta in mano a questa materia».
E poi c'è il rapporto con la Germania: ormai è di tutta evidenza che Angela
Merkel e il suo staff hanno una considerazione di Berlusconi molto negativa. Viceversa il legame con Monti è molto forte: come reagirebbe Berlino al Berlusmonti?
«Le notizie che arrivano dal vertice del Ppe sono importanti. Monti si è presentato a sorpresa e ha ricevuto un applauso unanime. Certo un incoraggiamento importante. Quanto all'atteggiamento della Merkel che cosa c'è da dire?».
Secondo lei? «Mi domando solo che cosa succederebbe se qualche leader politico si impicciasse negli affari tedeschi precisando di preferire questo o quel leader, questo o quel partito? Tanto entusiasmo a Berlino mi sembra un po' sospetto. Da quando c'è Monti lo spread è sceso ma più per merito di Mario Draghi che non del premier. Il resto è salito e l'unica cosa che insieme al differenziale scende è la produzione della fabbrica Italia». Insomma non c'è verso: Monti proprio non le piace. Nemmeno adesso che potrebbe diventare la bandiera del centro destra? «Non c'è nulla di personale. Solo la considerazione che, secondo me, ha fatto una politica economica sbagliata. Si è concentrato sul risanamento giocando unicamente sul fronte delle tasse».
Ma non c'era molto da scegliere: se la casa brucia hai bisogno di far presto.
Non puoi stare tanto a riflettere sulle cose da fare o da non fare. Non crede?
«Non è esattamente così. Secondo il premio Nobel Paul Krugman, la strada dell'austerity imposta dalla Merkel all'intera Europa è pericolosa. Al punto da far venire in mente i medici del medioevo che, per guarire i malati utilizzavano i salassi. Così, pensavano, insieme al sangue andavano via i veleni. Peccato che i malati, in genere, morissero d'anemia. Ma ora che pensiamo ci viene un sospetto: non sarà che pure Krugman è un irresponsabile? La Fed ha annunciato un maxi piano di rifinanziamento del sistema economico per sostenere l'occupazione. Perché, invece l'Europa si è accanita su una politica che distrugge le imprese e il lavoro? Francamente non capisco».

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