Timbrava il cartellino alla moglie: condannati

Rimediano due anni ciascuno, uno per avere timbrato il cartellino d'ufficio della moglie - dipendente della Prefettura -, l'altra per averne beneficiato

CALTANISSETTA. Rimediano due anni ciascuno, uno per avere timbrato il cartellino d'ufficio della moglie, l'altra per averne beneficiato. È la condanna che il giudice Antonia Leone ha inflitto all'ex agente di commercio sessantasettenne, ora in pensione, Luigi Lo Porto e la moglie, la cinquantasettenne Michela Posante, dipendente della Prefettura accusati di truffa, falso e sostituzione di persona. Pena ben più severa di quanto non abbia chiesto il pm Rosaria Fiorello, ovvero otto mesi per lui e sei mesi per lei.

È stata la Digos, allora, a smascherare i due. Il marito, tutte le mattine, si presentava nell'ufficio della moglie, timbrava il cartellino di lei e andava via. Sei ore dopo ripeteva l'operazione inversa per l'uscita. L'assenteista era rimasta in congedo per malattia per lungo tempo e nel momento in cui sarebbe dovuta rientrare a lavoro, le sue condizioni non glielo avrebbero ancora consentito. Così marito e moglie (difesi dall'avvocato Walter Tesauro) avrebbero architettato questo escamotage. Ma in ufficio quel «trucco» non è passato inosservato. E la polizia, dopo diversi appostamenti, ha raccolto elementi tali da inchiodare marito e moglie. VI.F.

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