Sicilia, Tempo libero

Zucchero: corono il sogno di un concerto a Cuba

In uscita il suo ultimo lavoro registrato live. L'artista emiliano sarà a L'Avana l'8 dicembre con 20 polistrumentisti: "Dopo aver suonato al Cremlino nel '90 avevo questo desiderio"

MILANO. Ritmi, colori e suoni. Un mix di generi e di atmosfere per lo stile di un artista eclettico come pochi. Lui è Zucchero Fornaciari e presenta a Milano il suo ultimo travolgente lavoro “La Sesión Cubana” (Universal Music) in uscita il prossimo 20 novembre, registrato rigorosamente live (e in appena un mese) all’Avana, con la propria band di polistrumentisti e anticipato dall’uscita del singolo Guantanamera, adattato da Sugar nella versione italiana.


Un disco coloratissimo di battute melodiche e ritmiche, ensemble di suoni che a raggiera vanno dal blues al soul, dall’afro alla tex-mex, al gospel al rock. A produrlo è lui stesso con Don Was. Il risultato? Sette canzoni inedite e sei totalmente riarrangiate, il tutto mixato da Michael Brauer. Nascono così Love is all around (scritta con Panella) e Sabor a ti; la cover Never is a moment di Jimmy LaFave; Nena e Pana, in spagnolo in duetto con Bebe; e, Ave Maria no morro, in portoghese, cantato insieme a Djavan, uno tra i più celebri fautori della musica brasiliana contemporanea.


Un’atmosfera ritmata e intrisa di elementi eterogenei, sound che raggruppano la poliedricità di un artista che si è sempre saputo distinguere per i suoi i stili e che lo porterà a Cuba l’8 dicembre (data peraltro della commemorazione della morte di John Lennon) in un concerto unico e straordinario, con 20 polistrumentisti, alcuni della band di Chucho Valdes.



La Sesión Cubana rispecchia un po’ la tua anima. C’è tutta la tua musica dentro. Come nasce questo nuovo lavoro?
La mia musica viene da contaminazioni disparate: dal blues, da soul, dal gospel, dal rock, e dai più svariati suoni americani. Immagino di fare un viaggio ideale che mi porti fino a Cuba, dopo avere attraversato terre e genti, e di avere assaporato i loro ritmi. Il disco è stato registrato tutto dal vivo, buona la prima! Pochissime le sovrapposizioni. Era da tempo che non facevo un cd così. Lo dedico a Pucho Lopez, bravissimo musicista che ha collaborato con me nella registrazione, ma che si è spento prima della pubblicazione.



Come hai scelto i brani?
Alcuni erano di ovvio inserimento, ma non volevo fare un “best of”. Per cui ho inserito anche cover inedite e pezzi non molto conosciuti.
Moment is never, bellissima ballata che spezza i ritmi del disco.
Sicuramente. È un pezzo che mi piace moltissimo di Jimmy LaFave, musicista texano poco noto: canzone che avrei voluto scrivere io.



Il concerto a Cuba l’8 dicembre…
Nasce da un sogno che ho da 22 anni, dal lontano concerto al Cremlino del 1990, fatto in occasione di uno scambio culturale. Nell’entusiasmo del finale, mi dissi che un giorno avrei suonato a Cuba. Allora c’era anche un’ideologia che ora ovviamente non c’è più. Certo, non è stato facile organizzarlo: solo un pazzo come me si poteva imbarcare in un’avventura del genere. Lì non c’è nulla: non c’è un promoter, sono poverissimi e le strutture scarse di attrezzature. Figurati che un mese fa abbiamo dovuto mandare dal porto di Genova dieci container pieni di generatori, palco, luci, suono… I costi sono molto alti, ma sono molto contento di farlo. Sarà una festa della musica.



Il popolo cubano e gli italiani. Somiglianze?
Sì, entrambi dicono molte balle. Cosa apprezzo dei cubani? La generosità, la dignità e la semplicità. Sono genuini, romantici e buoni. Sono forti e dignitosi. Nonostante siano poverissimi, non si lamentano mai e sono molto professionali. La medicina è molto avanti. Mentre registravo, ho avuto una contrattura alla schiena: il medico che mi ha curato veniva in continuazione a visitarmi senza chiedere alcun soldo, nonostante le mie insistenze per sdebitarmi. Il direttore dell'Hotel Nacional mi spiegò che non potevano accettare denaro e che se proprio volevo fargli un regalo, saponi e cioccolato sarebbero stati molto graditi. Cosa che ho subito fatto, una volta tornato in Italia. A Cuba c’è grazia e armonia, ecco. È piacevole starci.



E in Italia?

Adoro questa terra, culla di cultura e di opere d’arte. Ma sono demotivato, schifato dalla politica attuale, poco attenta alla gente oramai sottomessa e massacrata dalle ingenti tasse.



Hai definito questo lavoro un viaggio. Dove ti porterà dopo l’8 dicembre?


Sicuramente in giro per il mondo: una tournée colorata e divertente, ritmica e vitale, che probabilmente partirà dall’Australia. Nonostante la crisi, sto vivendo un periodo intenso e produttivo. L’ultimo disco Chocabeck è stato esaltato in tutta Europa, con tantissime vendite e un tour mondiale. Io arrivo sempre dopo rispetto agli altri: ho fatto molta gavetta, giungendo al successo passo dopo passo. Ma sono contento così.

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