Bankitalia: per colmare il divario la Sicilia prenda spunto dall'Ottocento

Uno studio del capo del Nucleo di ricerca economica della sede di Napoli: "Puntare su nuove forme di esperienze industriali, ivi comprese l' 'industria dell'agricoltura’ e l'industria del turismo"

PALERMO. Nel quarto di secolo 1951-1975 il Sud e la Sicilia avevano recuperato molto del divario socio-economico con il resto d'Italia. Ma nel periodo 1975-2011 si è troppo spesso preferito usare le risorse pubbliche non per rimuovere le cause del ritardo di sviluppo, ma per attenuarne gli effetti attraverso varie forme di ammortizzatori sociali. Ciò ha fatto perdere alla Sicilia l'occasione di continuare a sviluppare le positive trasformazioni del sistema economico e sociale cominciate con i moti costituzionali del 1812.

Lo rivela uno studio di Giovanni Iuzzolino, capo del Nucleo di ricerca economica della sede di Napoli della Banca d'Italia, sullo «sviluppo diverso delle regioni italiane dal 1861 al 2011».    

«In più, criminalità, corruzione e clientelismo rappresentano forti deterrenti agli investimenti esteri in tante parti del paese e anche nell'Isola», prosegue lo studio. «La Sicilia, dunque, per superare la crisi - propone l'autore - deve ripartire da zero: prendere spunto dai cambiamenti dell'800 per puntare su nuove forme di esperienze industriali, ivi comprese l' 'industria dell'agricoltura’ e l'industria del turismo».       

Domani, 16 novembre, alle ore 10, presso la Sala Gialla di Palazzo Reale, si parlerà di questi temi nel convegno «Il 1812 e la modernizzazione del sistema economico e sociale».


DATI NEGATIVI NEL PRIMO SEMESTRE 2012.
La Sicilia sempre più nel baratro: nei primi sei mesi dell'anno calano fatturati, ordinativi e investimenti delle imprese, diminuiscono i consumi, il tasso di disoccupazione raggiunge il 19,4% come nel 2003, si riduce il ricorso al credito e i prezzi delle case, per la prima volta, dopo 10 anni, scendono di 4 punti percentuali in termini reali (-0,9% in termini nominali).

L'unica nota positiva, nel quadro a tinte fosche, evidenziato dall'analisi congiunturale sull'economia in Sicilia di Bankitalia, nei primi semestre del 2012, è rappresentato dall'export (+21,2%), mentre le importazioni scendono a -0,8%.

Ristagna il turismo, che registra un modesto incremento degli arrivi (0,2%) e un lieve calo delle presenze (-0,2%). Secondo lo studio, la spirale negativa, che ha cominciato a manifestarsi alla fine del 2011, è proseguita anche nei primi sei mesi del 2012 in quasi tutti i comparti. Nell'industria - secondo un'indagine condotta su un campione di imprese con almeno 20 addetti - oltre la metà delle aziende registra diminuzioni di fatturato nei primi 9 mesi del 2012, (erano il 35% nel 2011), mentre il 61,3% prevede di chiudere l'esercizio in utile, il 23,1% in perdita e solo 19% indica un aumento delle vendite.

Nell'edilizia oltre il 50% degli imprenditori stima una riduzione dei livelli produttivi e meno del 20% prevede di aumentarla. Nel commercio, invece, quasi il 60%  registra un calo del fatturato e il 23% stima di chiudere l'esercizio in perdita.

"Abbiamo registrato un peggioramento dell'andamento dell'economia rispetto alla fine del 2011 in tutti settori produttivi - ha detto il direttore della filiale palermitana della Banca di Italia Giuseppe Arrica - Non solo la Sicilia ma tutto il Meridione ha mostrato una riduzione dei livelli
produttivi come nel 2009. Oltre l'industria, anche l'edilizia mostra dati negativi per numero di ore lavorate, di addetti e compravendite, che mostrano una riduzione del 25%, inferiore sia
alla media nazionale che del resto del Mezzogiorno meridionale".

"Il turismo e i trasporti sono rimasti fermi - ha aggiunto - l'unico dato positivo è l'export ma l'aumento dell'esportazioni é dovuto quasi esclusivamente alla crescita dei prodotti petroliferi che rappresentano il 75%".

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